Investire in arte è una forma molto redditizia per far fruttare una parte dei propri risparmi. È vero che ci sono diversi livelli di volatilità, ma le performance non sono affatto da
scartare. Ci sono opere che hanno più che raddoppiato il proprio valore da un giorno all’altro, dopo un record d’asta. È capitato anche a me: ho comprato l’opera di un artista e, dopo più o meno quattro anni, lo stesso gallerista che me l’aveva venduta mi ha offerto più del doppio per riaverla. Con queste prospettive non è difficile capire come mai in molti si stanno lanciando su questo mercato per diversificare il proprio portfolio investimenti.
Questo perché siamo in gran parte degli incurabili ottimisti e non teniamo presente che ci sono anche artisti ben quotati che, sempre da un giorno all’altro, sono semplicemente spariti dal mercato e le loro opere oggi non le vuole più nessuno, nemmeno in regalo. E devo essere sincero, anche questo mi è capitato di viverlo in prima persona.
Se vogliamo andare su dati reali e tenere presente una media di mercato tra questi due picchi, il lavoro più citato sul tema è quello di Luc Renneboog e Christophe Spaenjers (Università di Tilburg), che hanno analizzato oltre 1,1 milioni di vendite all’asta e stimano per il periodo 1951-2007 un rendimento medio annuo reale del 4,03%. Nel lungo periodo l’arte ha reso meno delle azioni e più delle obbligazioni e solo nel boom del 2002-2007 si è arrivati all’11,6% l’anno. Già nel 2002 Jianping Mei e Michael Moses, sui prezzi d’asta dal 1875 al 2000, erano arrivati a una conclusione simile. Insomma, si può guadagnare, ma non è la gallina dalle uova d’oro che spesso ti raccontano. Secondo il report Art Basel e UBS 2026 le vendite mondiali del 2025 sono salite del 4% a 59,6 miliardi di dollari, ma sotto i 50.000 dollari sia il valore sia i volumi sono scesi del 2%.
Il problema è che come è vero che si possono ottenere bei guadagni, è altrettanto vero ed è molto più facile fare acquisti sbagliati e ritrovarsi dopo qualche anno con qualcosa che praticamente non ha più alcun valore. Questo succede soprattutto quando si passa all’azione senza una reale conoscenza del vasto universo dell’arte, un mondo affascinante ma che per quanto riguarda il mercato è guidato da ben poche regole certe e verificabili.
Probabilmente anche tu vuoi diversificare il tuo portfolio investimenti e puntare su un dipinto, una scultura o una fotografia ma hai paura di compiere un errore. Eccoti allora dieci consigli che ti aiuteranno a scegliere un artista le cui quotazioni potrebbero rivalutarsi nel corso degli anni. Devo partire innanzitutto da una breve ma fondamentale premessa indispensabile per contenere il più possibile le polemiche che ogni volta si scatenano quando si parla di questo argomento.
Ti dico inoltre fin da subito che in un solo articolo non potrò esaurire l’argomento, sul quale per altro si sono già consumate le penne di decine di giornalisti, critici o addetti ai lavori. Scriverò comunque presto altri post legati a quello che stai per leggere. Ma ora partiamo.
INDICE DEI CONTENUTI
- L’arte è una cosa, il mercato un’altra
- Come investire in arte: 10 consigli per scegliere l’opera giusta
- Tre principi per costruire una collezione che regge nel tempo
- I costi nascosti che nessuno ti dice dietro l’acquisto di un’opera d’arte
- Quando l’arte è investimento
- Domande frequenti
- Bibliografia e fonti
L’arte è una cosa, il mercato un’altra
Proprio così, arte e mercato sono due entità differenti e separate anche se strettamente legate e connesse fra loro. È come parlare di uno sport, il calcio per esempio, ma di due partite differenti che si giocano su due campi differenti per due competizioni differenti. Se valutiamo il valore artistico di un’opera, lo stile di un artista e la sua importanza culturale, stiamo giocando una partita, se analizziamo il valore economico di un dipinto o di una scultura, ne stiamo giocando un’altra.
Questo vuol dire che arte e mercato non si incontrano mai? No, a volte si incontrano anche, ma nella maggior parte dei casi c’è un forte sfasamento e il mercato si comporta un po’ come un cavallo impazzito: corre avanti rispetto a certi artisti mentre ne lascia indietro altri e questo comportamento fa arrabbiare tanti nostalgici amanti della vecchia buona e bella arte.

Può un cagnolone gigante, metallizzato, consapevolmente kitsch, costare più di un’opera di Gerhard Richter, per citare un altro artista vivente, o di Salvador Dalì e di Lucio Fontana, per citare due nomi di artisti storicizzati? Ebbene sì, può, sempre per lo stesso motivo: l’arte è una cosa, il mercato un’altra. Lo ripeto nuovamente perché deve entrare bene in testa a chi si vuole avvicinare a questo mondo senza trovarsi di fronte a brutte sorprese. Il mercato ha delle regole proprie e si muove secondo principi propri che a volte non hanno nulla a che vedere con quelli della storia dell’arte.
Quindi se ci si avvicina all’arte con l’intenzione di fare un investimento sono le regole del mercato che bisognerebbe cercare di capire e seguire, non la piacevolezza dell’opera tanto meno il proprio gusto personale. Ovviamente fra i tanti possibili investimenti si può scegliere l’artista che più tocca le nostre corde, ma, come ho già scritto in un precedente post, se si compra sperando in una futura rivalutazione dell’opera non bisognerebbe mai farsi guidare dall’emozione: godere l’arte con il cuore ma comprarla con la testa.
Come investire in arte: 10 consigli per scegliere l’opera giusta
Veniamo finalmente al succo di questo post. Se ti stai avvicinando al mondo dell’arte con l’intenzione di fare un buon investimento eccoti 10 domande che faresti bene a porti quando ti trovi davanti a un’opera che ti affascina prima di decidere di tirar fuori il tuo libretto degli assegni e sperare di aver sotto il braccio un dipinto che in futuro si rivaluterà. Cominciamo:
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Qual è la galleria o il mercante che segue e gestisce il suo lavoro?
Eh si, la prima domanda non ha nulla a che vedere né con l’artista tanto meno che con la sua arte. Ti sembra strano? Ti ricordo che stiamo parlando di mercato e il mercato lo fa il gallerista, non l’artista. Come esistono avvocati più potenti e influenti degli altri, politici più potenti e influenti degli altri, blogger, giornalisti, imprenditori, ecc. più potenti e influenti degli altri, così nel mondo dell’arte ci sono galleristi più potenti e influenti degli altri. Sono loro che, insieme ad altri personaggi, muovono le reti del sistema e a volte sono così famosi da diventare brand più importanti degli stessi artisti che gestiscono: Larry Gagosian, David Zwirner, Iwan Wirth per citarne qualcuno.
Stando con i piedi per terra, senza andare a scomodare certe vette, anche a livelli inferiori ci sono galleristi che fanno bene il proprio lavoro e altri che lo fanno meno bene. Dietro alle alte quotazioni di un artista, si nasconde un lungo e dispendioso lavoro, sia a livello di tempo che a livello di denaro. Non tutti sono in grado o hanno le capacità, le conoscenze e i contatti (fattore essenziale per avere successo in questo mondo) per portarlo a termine. Ricordatevi che dietro agli impressionisti c’era Paul Durand Ruel e dietro a Picasso e Cézanne c’era un grande mercante come Ambroise Vollard. Quindi insieme all’artista, e in alcuni casi ancor prima dell’artista, scegliete il mercante giusto. In Italia le gallerie più forti sono Massimo De Carlo, Giò Marconi, Lia Rumma, Massimo Minini, Franco Noero per citarne solo alcune. Ci sono poi tantissime altre gallerie meno forti ma che fanno un ottimo lavoro e vendono artisti interessanti.
Un esempio storico? Ambroise Vollard, il gallerista parigino che a cavallo tra Otto e Novecento sostenne Cézanne e gli organizzò nel 1895 la sua prima mostra personale.
Paul Cézanne, Ritratto di Ambroise Vollard (1899), Petit Palais, Parigi. Fonte: Wikimedia Commons, pubblico dominio.
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In quali mostre o musei sono stati o sono esposti i suoi lavori?
Finalmente parliamo dell’artista o meglio ancora del suo Curriculum.
Se doveste assumere un collaboratore come lo scegliereste? Ovviamente dando un’occhiata alle sue esperienze passate e alle aziende per cui ha lavorato. Nel caso di un artista le esperienze sono date dai premi vinti, dalle mostre e soprattutto dai musei in cui le sue opere sono esposte.Un tempo gli artisti raggiungevano questo riconoscimento a fine carriera.
Oggi le cose sono cambiate e spesso gli artisti entrano nei musei molto prima e ottengono il riconoscimento economico fin da giovani. Avere un’opera all’interno di un museo, oltre che essere un riconoscimento ufficiale, espone il nome dell’artista agli occhi del mondo e lo rende quindi più desiderabile.
Consiglio: cercate artisti esposti nei musei ma con prezzi ancora abbordabili e diffidate di quelli che costano già cifre stellari ma che nei musei entrano solo pagando il biglietto. -
Chi lo colleziona
Una volta c’erano Papi, nobili e aristocratici. Oggi ci sono capitani d’industria, banchieri e imprenditori. Cambiano i ruoli, cambiano i modi, ma la musica non cambia. Entrare a far parte di certe collezioni è garanzia di successo. Pensate agli artisti della Young British Art collezionati dal magnate della pubblicità Charles Saatchi e che oggi hanno raggiunto cifre da capogiro. Altre collezioni importanti sono quella dei coniugi Rubell e quella di Rosa e Carlos De la Cruz in America, mentre in Italia si devono citare la Collezione Miuccia Prada, quella di Giuliano Gori e quella del Conte Panza di Biumo.
Il papa ritratto qui da Raffaello, Giulio II, commissionò a Michelangelo la volta della Cappella Sistina e allo stesso Raffaello le Stanze vaticane: il collezionismo di prestigio è sempre stato anche un’arma di potere.
Raffaello Sanzio, Ritratto di papa Giulio II (1511), National Gallery, Londra. Fonte: Wikimedia Commons, pubblico dominio.
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Quale ruolo ha all’interno della storia dell’arte?
All’interno del vasto mondo della storia dell’arte, ci sono artisti importanti, alcuni indispensabili e altri che non hanno lasciato il segno. Se cancellassimo
Cézanne, non capiremmo più Picasso e senza Picasso crollerebbe tutto il castello della storia dell’arte del Novecento. La stessa cosa vale per Lucio Fontana, per Andy Warhol e per tanti altri. Il mercato spesso non va di pari passo con la storia dell’arte e, soprattutto avvicinandoci ai giorni nostri, ci sono importanti e già storicizzati artisti che hanno ancora delle quotazioni raggiungibili.
In questo momento gli artisti del dopoguerra (Vedova, Afro, Manzoni, Fontana, Castellani) hanno già valutazioni inarrivabili per i più ed è in atto la riscoperta degli artisti cinetici e di quelli dell’arte analitica. Una volta che anche loro arriveranno a determinate vette, il mercato passerà ai movimenti dei decenni successivi. Negli anni ’90 per esempio, hanno lavorato artisti come Alessandro Pessoli, Marco Cingolani e Stefano Arienti le cui quotazioni non hanno ancora raggiunto quelle del coetaneo Maurizio Cattelan.
La cosa che si dovrebbe fare è anticipare i tempi e comprare gli artisti prima che vadano di moda e che vengano inglobati dal mercato: per riuscire a fare questo però, bisogna iniziare a familiarizzare con linguaggi a cui non siamo ancora abituati e che spesso possono risultare di difficile comprensione. Per capire meglio come si intrecciano i due piani, leggi anche il rapporto tra storia dell’arte e mercato.
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Ha raccolto le sue opere in un catalogo generale
Per un artista avere il catalogo generale è garanzia di sicurezza. Serve a far ordine nella sua produzione, a certificare quali opere sono vere e a dare un messaggio di serietà che poi si trasferisce al mercato. Una delle cose che ha fatto esplodere il mercato di Alighiero Boetti qualche anno fa è stata la pubblicazione del catalogo ragionato delle sue opere.
L’idea del catalogo generale non è moderna: nel Seicento Claude Lorrain teneva il Liber Veritatis, un album in cui disegnava una copia di ogni suo quadro venduto, per difendersi dalle falsificazioni.
Richard Earlom, da Claude Lorrain, Paesaggio con figure danzanti, stampa dalla serie Liber Veritatis (edizione Boydell, 1807), Rijksmuseum, Amsterdam. Fonte: Wikimedia Commons, CC0. -
I suoi lavori sono immediatamente riconoscibili?
Avere uno stile unico e inconfondibile porta sicuramente valore al lavoro di un artista, soprattutto quando questo vuol dire anche utilizzare un linguaggio nuovo o dire cose che nessuno ha mai detto. Artisti con stili propri sono quelli che poi diventano più facilmente icone e quindi più desiderabili dai grandi collezionisti. Un’opera di Andy Warhol, come una di Francis Bacon, come una di Lucio Fontana, come una di Luigi Ontani ecc. le si possono riconoscere a chilometri di distanza. Avere una loro opera appesa in un salotto è garanzia di prestigio per chi la possiede.
Riesci a riconoscere gli autori di queste opere?
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Le sue opere girano all’interno di un mercato locale, nazionale o internazionale?
Qui è anche inutile spendere troppe parole, è una legge dell’economia: più la richiesta aumenta, più aumentano i prezzi. È intuitivo e automatico che un artista venduto nel mondo ha più richiesta di un altro venduto solamente dalla galleria del paese.
Aggiornamento 2026: il mercato è molto concentrato. Secondo il report Art Basel e UBS, nel 2025 Stati Uniti (44%), Regno Unito (18%) e Cina (14%) valgono insieme il 76% delle vendite mondiali, e la Francia segue con l’8%. Un artista conosciuto solo in provincia ha un mercato stretto, e rivendere diventa più difficile.
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Quella che sto per acquistare è un’opera di un periodo significativo?
Quasi tutti gli artisti hanno avuto nel corso della vita, periodi di grande fermento creativo affiancati a periodi meno produttivi. Di solito il ciclo produttivo di un artista è diviso da una fase in cui “inventa” un nuovo linguaggio, seguito da una seconda fase in cui la novità si afferma e quindi finisce di essere una novità. Infine arriverà la fase in cui l’artista, ormai affermato, si attesterà sulla stanca ripetizione di uno schema ormai di successo. Ovviamente la prima fase è quella più cercata e pagata dal mercato.
Non tutti i Picasso costano milioni di euro. Quelli del periodo rosa, del periodo blu o le opere cubiste sono quelle che raggiungono quotazioni spaventose. I Picasso dell’ultimo periodo non si avvicineranno nemmeno ai record price pazzeschi dell’artista. Così come una Piazza d’Italia di De Chirico degli anni ’50 non costerà come una del primo decennio del ‘900 o un Castellani degli anni 2000 non costerà come uno degli anni ’60.
Attenzione però, perché non per tutti gli artisti il periodo migliore è quello giovanile, ci sono pittori che hanno raggiunto il massimo dell’espressività in età senile o altri per cui l’anno di creazione di un’opera non fa la differenza ma conta solo la qualità.
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Com’è la qualità dell’opera che sto per acquistare?
La qualità appunto. Penso sia chiaro che un artista non dipinge solo capolavori. Tutti noi abbiamo giornate no, in cui niente ci esce come vorremmo e altre in cui tutto sembra invece facile. Per un artista è uguale: ci sono giornate in cui dipinge capolavori, altre in cui i quadri sono poco riusciti, altre ancora in cui non ha alcuna ispirazione ed è costretto a creare opere giusto per accontentare il mercato e altre giornate ancora in cui il risultato del suo lavoro è ciò che l’ambiente chiama con il sinonimo di “crosta”.
A differenza della borsa e delle azioni, l’arte è fatta di qualità, non di quantità. Nei titoli l’acciaio è sempre acciaio, il grano è sempre grano, l’alluminio è sempre alluminio. Un Picasso non è sempre un Picasso (con la “P” maiuscola intendo). Ovviamente i capolavori costano più delle altre opere, ma sono anche quelli che si rivalutano meglio nel tempo e che si farà meno fatica a vendere quando si vorrà monetizzare l’investimento. Nel mondo dell’arte a volte è meglio ricordarsi del proverbio: “chi più spende meno spende.”
Aggiornamento 2026: lo conferma anche la ricerca. Renneboog e Spaenjers trovano un vero “effetto capolavoro”: le opere di qualità più alta rendono di più delle altre.
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Quale critico si è occupato della sua opera?
Quest’ultima regola ero indeciso se inserirla o meno. Un tempo la voce di un critico avrebbe potuto lanciare verso le stelle la carriera e le quotazioni di un artista. Oggi anche una critica importante non smuove in sostanza niente dal punto di vista delle quotazioni. C’è in compenso una nuova figura che qualche influenza in più ce l’ha ed è quella del curatore. Negli ultimi anni le scelte fatte da alcune importanti istituzioni museali rispetto a mostre ed esposizioni spesso coincidono con i nomi che fanno ottimi risultati in asta.
Tre principi per costruire una collezione che regge nel tempo
Le dieci domande servono a valutare una singola opera. Quando di opere ne compri più d’una il problema cambia: devi mettere insieme i pezzi in un percorso sensato, senza ritrovarti in casa un mucchio di cose che nessuno vuole. Ti voglio lasciare altri tre principi da adattare alla tua situazione.
1. Guarda l’artista e la sua storia, non solo il risultato d’asta
Un record in asta è la fotografia di un giorno e da solo racconta poco. Guarda se i prezzi si ripetono nel tempo, quante opere passano in asta ogni anno, se il venduto si avvicina alle stime e da dove arrivano i compratori. Poi c’è tutto quello che nelle tabelle non compare: i critici che ne scrivono, i musei che lo espongono, i collezionisti che lo tengono. Un buon metodo è fare una scheda per ogni artista che ti interessa, con i numeri da una parte e le note qualitative dall’altra. Quando le due colonne raccontano la stessa storia, ci siamo quasi.
Inoltre ricordati che le quotazioni di un artista non sono delle linee rette che viaggiano costantemente verso l’alto. Al contrario è probabile che nel corso degli anni ci siano diverse oscillazioni anche dovute a particolari situazioni o avvenimenti di un certo periodo storico. Le quotazioni salgono, a volte spinte da un record d’asta, poi l’entusiasmo del momento cala e le successive aggiudicazioni non raggiungono più le vette delle precedenti. È il cosiddetto periodo di stabilizzazione che sembra smorzare gli entusiasmi e le follie del mercato, fino a quando, a volte anche a parecchi anni di distanza, si presenta una nuova impennata seguita da un’altra stabilizzazione. Se l’artista vale, la tendenza nel lungo periodo, nonostante le oscillazioni, è comunque verso l’alto. Per questo il consiglio è sempre di ragionare in anni e non in mesi e pensare a un investimento a lungo termine, del cui beneficio, con una certa probabilità, non sarai neanche tu a godere, ma i tuoi figli.
Questo vuol dire che non è possibile “fare affari” nel breve periodo?
Assolutamente no, tutto è possibile, ma la probabilità di riuscita è molto più bassa rispetto a quella di incorrere in un errore. Prima ti ho raccontato dell’opera che acquistai qualche anno fa e che in un periodo relativamente breve si è rivalutata di parecchio. Avrei potuto rivenderla e avrei ricavato un certo guadagno subito, ma allo stesso tempo avrei perso una cifra molto più grande che con molta probabilità potrò ricavare tra qualche anno. Sono sicuro infatti che il mercato di quell’artista non ha ancora espresso il suo pieno potenziale e che darà a me, o a mio figlio, delle soddisfazioni molto più cospicue in futuro.
2. Compra quando nessuno lo vuole, non quando c’è la corsa ad accaparrarselo
Il mercato dell’arte ha i suoi cicli, con stagioni di entusiasmo e stagioni di calma. Nelle fasi di rallentamento si trovano più spesso opere di buon livello a condizioni migliori: diverse grandi collezioni private sono nate proprio in tempo di crisi. Per coglierle, i compiti vanno fatti prima: sapere cosa cerchi, quanto sei disposto a spendere e quali artisti segui da tempo. Il dato del 2025 che hai letto sopra, con valore e volumi in calo del 2% sotto i 50.000 dollari, dice che nella fascia accessibile il mercato è lento. Chi ha le idee chiare può trattare meglio, chi improvvisa rischia di comprare male anche a sconto.
Tieni presente anche che, al contrario di come dovrebbe essere affrontato un qualunque investimento, molto spesso gli acquisti in arte sono guidati dalle emozioni. Appena si verifica un record price, tutti si fiondano su quell’artista e c’è la gara a chi lo porta a casa prima: spesso un artista che non si vendeva a 10.000 dollari, va a ruba quando arriva a costarne 200.000. Secondo il buon senso e secondo il manuale dell’investitore, quello sarebbe invece il momento buono per vendere e non per acquistare. So che non è facile, ma per fare un “buon affare” bisognerebbe puntare su artisti importanti e, se possibile, storicizzati, ma che il mercato non ha ancora premiato sufficientemente e che nessuno vuole. Gli esempi più estremi sono quelli degli artisti riconosciuti solo dopo la morte: ne trovi sette nei pittori maledetti.
3. Tieni in considerazione i cambi di gusto
I gusti dei collezionisti cambiano con le generazioni. Negli ultimi anni antichi maestri e impressionisti pesano meno di una volta, mentre cresce l’attenzione per il contemporaneo e per linguaggi più vicini al modo in cui guardiamo il mondo oggi. Una volta c’era la rincorsa ai De Chirico e agli artisti figurativi del primo novecento. Poi il desiderio per questi artisti è venuto meno ed è cresciuto invece il mercato per artisti più astratti e minimalisti (Fontana, Bonalumi, Castellani, ecc.) le cui opere dialogavano meglio anche con gli arredi delle case moderne.
Anticipare questi spostamenti aiuta, ma, come abbiamo appena visto, rincorrere la moda del momento è il modo più rapido per comprare al prezzo più alto. Meglio puntare su artisti con una rilevanza culturale che regga nel tempo (qui ancora una volta torna utile il ruolo della storia dell’arte). Anche perché i gusti cambiano sempre più velocemente e spesso sono ciclici oggi come in passato. Artisti che vanno per la maggiore in un certo periodo possono essere messi da parte e dimenticati per poi essere ripescati fuori e tornare sulla cresta dell’onda dopo anni. È successo persino a Caravaggio (dimenticato per 300 anni, ne ho parlato qui: Caravaggio: 4 luoghi comuni da sfatare), può succedere a qualunque artista.
I costi nascosti che nessuno ti dice dietro l’acquisto di un’opera d’arte
Voglio chiudere l’articolo con delle informazioni pratiche di cui spesso non si tiene conto quando ci si approccia all’acquisto di un’opera d’arte. Spesso infatti si parla di rendimenti ci si dimentica dei costi. Quello che conta è quanto ti resta in tasca dopo aver comprato e rivenduto e nell’arte tra commissioni, tasse e tempi morti, per strada se ne perde parecchio. Lo ricordano anche gli studi accademici: i costi di transazione riducono ulteriormente i rendimenti.
Ti faccio qui di seguito un breve elenco dei principali.
Commissioni d’asta
Se compri a un’asta paghi il prezzo di martello più la commissione dell’acquirente. A New York, da settembre 2026, Christie’s applica il 28% sul martello fino a 2 milioni di dollari, il 22% fino a 8 milioni e il 15% oltre, una struttura allineata a quella che Sotheby’s ha adottato a febbraio. Phillips è al 29% sui lotti più piccoli. Fai i conti: un’opera aggiudicata a 100.000 dollari ti costa almeno 128.000, prima di imposte e spese. Le case d’asta italiane hanno tariffe proprie, quindi leggi sempre le condizioni di vendita prima di alzare la paletta.
IVA e fisco
Dal 1° luglio 2025 il decreto-legge 95/2025 ha portato al 5% l’IVA sulle cessioni di opere d’arte fatte da artisti, eredi, gallerie e mercanti, e sulle importazioni. Prima l’aliquota era del 22% per le gallerie e del 10% per gli artisti che vendevano direttamente. Se la galleria usa il regime del margine resta il 22%, e le case d’asta, che fanno intermediazione, non ne beneficiano. Le condizioni sono tecniche e il quadro può cambiare: per un acquisto importante fatti spiegare tutto da un commercialista.
Diritto di seguito
Se rivendi un’opera tramite un professionista del mercato, cioè una galleria o una casa d’asta, dalla seconda vendita in poi il venditore deve versare all’artista (o ai suoi eredi, fino a settant’anni dopo la morte) un compenso chiamato diritto di seguito, che incassa la SIAE. Non si applica alle vendite dirette tra privati.
Liquidità e altri costi
Un’azione la vendi con un clic. Un quadro può restare invenduto per anni, e nel frattempo devi assicurarlo, conservarlo e magari trasportarlo. È un mercato poco liquido: se hai bisogno di soldi in fretta rischi di vendere in perdita. Per questo diffida di fondi e piattaforme che promettono rendimenti garantiti: l’Artist Pension Trust, nato nel 2004 con opere per circa 500 milioni di dollari, è crollato nel 2017.
E se il budget è limitato?
Sotto i 50.000 dollari nel 2025 il mercato è sceso del 2% sia in valore sia in volume, mentre la crescita è arrivata dalle fasce alte. Tradotto: nella fascia accessibile rivendere può essere più lento e incerto. In quella fascia si compra soprattutto per il piacere dell’opera, e se poi si rivaluta tanto meglio. Ne ho parlato in Collezionare arte: passione, investimento o speculazione?.
Quando l’arte è investimento
Adesso sei pronto anche tu a comprare la tua prima opera e a investire in arte. Ovviamente non è necessario che un artista possegga tutti i requisiti che ho elencato qui sopra per essere un investimento, soprattutto se stiamo parlando di un artista giovane. Queste vogliono essere solo delle linee guida ma il discorso ovviamente non si esaurisce qui, ci sono tante variabili che influenzano le quotazioni di un artista soprattutto in un mercato in cui c’è poca chiarezza e trasparenza.
Matthew Carey-Williams, curatore della galleria White Cube di Londra ha dichiarato provocatoriamente «Oggi l’arte è un super business. Dopo il traffico di droga e la prostituzione, è il più grande mercato senza regole del mondo». Prima di lanciarti in un acquisto azzardato sarebbe meglio quindi iniziare a visitare musei, mostre, fiere nazionali e internazionali e dare un’occhiata ai nomi che girano. La cosa ancora più saggia è quella di farsi consigliare da un addetto ai lavori, ma occhio anche in questo caso a scegliere quello giusto, alcuni sono solo dei bravi imbonitori. Chiedigli anche come viene pagato e se vende opere in proprio.
Se vuoi andare più a fondo, ho raccolto alcuni libri sul mercato dell’arte che ti aiutano a capire come ragionano collezionisti e mercanti.
Domande frequenti
Conviene investire in arte?
Dipende da che cosa chiedi all’acquisto. Come strumento finanziario i dati non sono entusiasmanti: 4,03% annuo reale tra il 1951 e il 2007, meno delle azioni, con costi alti e poca liquidità. Come acquisto di passione con una possibile rivalutazione, può avere molto senso. Non sono un consulente finanziario: se devi impiegare risparmi importanti, parlane con uno.
Come si acquistano opere d’arte?
In galleria (mercato primario, dove l’artista vende per la prima volta), alle aste e dai mercanti (mercato secondario), alle fiere, direttamente dagli artisti o online. Nel 2025 le vendite online sono scese a 9,2 miliardi di dollari, il 15% del totale e il livello più basso dal 2019. Ovunque compri, chiedi fattura, certificato di autenticità e documenti sulla provenienza.
Su quali artisti conviene investire?
Non ti do una lista di nomi: sarebbe superata il giorno dopo e farei il consulente d’investimento senza esserlo. Le 10 domande di questo articolo servono proprio a valutare da solo un artista, anche emergente.
Meglio comprare in galleria o all’asta?
In galleria hai un rapporto diretto con chi segue l’artista, ma il prezzo lo decide la galleria. All’asta i risultati sono pubblici e confrontabili, ma paghi commissioni alte e decidi in pochi minuti. Per un artista emergente di solito si parte dalla galleria; per un’opera già affermata anche l’asta è una strada.
E tu? Sei già un collezionista o stai pensando di diventarlo? Hai altri suggerimenti da aggiungere? Condividili con noi nei commenti.
Bibliografia e fonti
- Luc Renneboog, Christophe Spaenjers, Buying Beauty: On Prices and Returns in the Art Market, CentER Discussion Paper 2009-15, Tilburg University, 2009.
- Jianping Mei, Michael Moses, Art as an Investment and the Underperformance of Masterpieces, American Economic Review, 2002 (sintesi in Chicago Booth Review, 25 novembre 2025).
- Art Basel e UBS, The Art Basel and UBS Global Art Market Report 2026.
- MyArtBroker, The premium problem: what rising auction fees mean for sellers.
- Withers, In vigore l’IVA al 5% per le transazioni artistiche.
- Artribune, Chi beneficerà dell’IVA al 5% sulle opere d’arte? Risponde Franco Broccardi, 30 giugno 2025.
- Artribune, Il diritto di seguito, 13 febbraio 2012.
- Opere del punto 6, in ordine: Vincent van Gogh, La notte stellata (1889), Museum of Modern Art, New York (pubblico dominio); Gustav Klimt, Il bacio (1907-1908), Belvedere, Vienna (pubblico dominio); Piet Mondrian, Composizione II in rosso, blu e giallo (1930), Kunsthaus Zürich (pubblico dominio); Keith Haring, murale contro l’AIDS (ricreato nel 2014), Raval, Barcellona, foto di Patian, CC BY-SA 3.0; Jeff Koons, Puppy (1992), Guggenheim Museum Bilbao, foto di Zarateman, CC0; Louise Bourgeois, Maman (1999), Guggenheim Museum Bilbao, foto di Zarateman, CC0. Immagini da Wikimedia Commons.
- Deodato Arte, Investire in arte: 7 principi guida per costruire una collezione di valore, blog della galleria (spunto di partenza per la sezione sui principi).

Finalmente parliamo dell’artista o meglio ancora del suo Curriculum.
Cézanne, non capiremmo più Picasso e senza Picasso crollerebbe tutto il castello della storia dell’arte del Novecento. La stessa cosa vale per Lucio Fontana, per Andy Warhol e per tanti altri. Il mercato spesso non va di pari passo con la storia dell’arte e, soprattutto avvicinandoci ai giorni nostri, ci sono importanti e già storicizzati artisti che hanno ancora delle quotazioni raggiungibili.






Quest’ultima regola ero indeciso se inserirla o meno. Un tempo la voce di un critico avrebbe potuto lanciare verso le stelle la carriera e le quotazioni di un artista. Oggi anche una critica importante non smuove in sostanza niente dal punto di vista delle quotazioni. C’è in compenso una nuova figura che qualche influenza in più ce l’ha ed è quella del curatore. Negli ultimi anni le scelte fatte da alcune importanti istituzioni museali rispetto a mostre ed esposizioni spesso coincidono con i nomi che fanno ottimi risultati in asta.



2 risposte
Tutti ottimi consigli. Il trend positivo che sta vivendo l’investimento in opere d’arte attrae un numero maggiore di investitori, può capitare però che alcuni sono poco accorti nella scelta delle opere d’arte. Le caratteristiche del mercato dell’arte poi non aiutano in questo senso, chi si avvicina a questo settore infatti dovrebbe sempre essere consapevole che quello dell’arte è tendenzialmente un mercato poco liquido e soprattutto lento. Per non parlare poi delle barriere all’ingresso, che per molti interessati a questo tipo di investimento possono diventare degli ostacoli difficili da superare. Il dato positivo è che negli ultimi tempi sembra che si stiano facendo diversi tentativi per rendere il mercato dell’arte accessibile a un numero più ampio di investitori, penso alle piattaforme di trading on line di arte contemporanea dove gli utenti possono possono scegliere le opere su cui investire e comprare quote di quelle opere anche con pochi soldi, ma anche alla creazione di investimento in arte raccogliendo soldi tramite il crowdfunding che abbassano di molto gli entry price rispetto agli art fund proposti dagli istituti bancari.
Ottime osservazioni e interessanti informazioni, grazie 🙂