Dieci milioni di dollari. È il prezzo da cui è partita l’asta ed è anche quello a cui si è fermata. Nessun rilancio, nessuna battaglia di palette alzate, nemmeno quel minimo di suspense che ci si aspetta quando va all’incanto l’opera di uno degli artisti italiani più famosi al mondo.
La sera del 18 novembre 2025, da Sotheby’s a New York, è stato battuto America di Maurizio Cattelan: il water in oro massiccio a 18 carati, perfettamente funzionante, che pesa poco più di 101 chili. La base d’asta era stata calcolata sul valore del metallo, circa 9,93 milioni di dollari, arrotondati a 10 dalla banditrice Phyllis Kao, che ha provato a scaldare la sala con qualche battuta a tema idraulico. Niente da fare: un’offerta e martello. Con i diritti d’asta il conto è salito a 12,1 milioni.
Ad aggiudicarselo è stata la catena Ripley’s Believe It or Not!, quella dei musei delle stranezze, che lo ha annunciato su Instagram. Ci torneremo, perché anche questo dettaglio dice molto.
Nel 2016 avevo scritto su questo blog un articolo sul water d’oro di Cattelan, quando l’opera stava per essere installata nei bagni del Guggenheim. Lo chiudevo così: “Solo il tempo potrà risolvere i nostri dubbi“. Bhe, il tempo è passato e il mercato una risposta l’ha data: quel water vale esattamente quanto l’oro di cui è fatto, più le commissioni.
Vuol dire che l’idea non vale niente?
Proviamo a ragionarci.
Prima dell’asta: la vita avventurosa di America
Prima di parlare di soldi bisogna ricordare da dove arriva quest’opera, perché la sua storia fa parte del suo significato.
Cattelan realizza America nel 2016 per il Solomon R. Guggenheim Museum di New York. Non lo mette su un piedistallo al centro di una sala: lo fa installare in uno dei bagni del museo, al quinto piano, al posto di un normale sanitario. Chiunque poteva usarlo, con una guardia fuori dalla porta. Secondo il museo, oltre 100.000 persone hanno fatto la fila per sedersi su un’opera d’arte. Nessun quadro ti concede un rapporto così intimo, ed era proprio questo lo spirito: il lusso più sfrenato messo al servizio del bisogno più comune che esista.

Poi arriva la politica. Nel settembre 2017 la Casa Bianca chiede in prestito al Guggenheim un Van Gogh, Paesaggio con neve (1888), per gli appartamenti privati di Donald e Melania Trump. La curatrice Nancy Spector risponde che il quadro è troppo fragile per viaggiare e propone in alternativa proprio il water d’oro, in prestito a lungo termine. La notizia esce sul Washington Post a gennaio 2018 e fa il giro del mondo. Dalla Casa Bianca, a quanto si sa, nessuna risposta ma intanto la notizia gira e si parla ancora dell’opera.
Il capitolo più incredibile è del 2019. America viene esposto a Blenheim Palace, in Inghilterra, la residenza dove è nato Winston Churchill, ancora una volta collegato all’impianto idraulico. All’alba del 14 settembre una banda lo strappa via in meno di cinque minuti, allagando il palazzo. L’oro non è mai stato ritrovato e con ogni probabilità è stato fuso e venduto a pezzi. La vicenda giudiziaria si è chiusa solo nel 2025, con le condanne di tre uomini. Cattelan commentò che aveva sempre amato i film sulle rapine e che finalmente era finito dentro uno di essi.

Quello battuto da Sotheby’s è l’altro esemplare, comprato nel 2017 dal collezionista Steve Cohen, il miliardario proprietario dei New York Mets, che ha deciso di venderlo. A differenza del gemello rubato non è mai stato usato dal pubblico: prima dell’asta era installato in un bagno della nuova sede di Sotheby’s, il Breuer Building, ma solo da guardare.
Quanto vale un’idea fatta d’oro
Fermiamoci sui numeri, perché qui sta il punto. Chi ha comprato America ha pagato l’oro e le commissioni della casa d’aste. Per l’idea di Cattelan, per i 100.000 in fila al Guggenheim, per la Casa Bianca e per il furto più assurdo del secolo, il mercato ha messo sul piatto zero dollari.
Il Fatto Quotidiano ha parlato di delusione: Sotheby’s e il venditore speravano che un prezzo sopra il valore del metallo dicesse qualcosa sul valore artistico dell’opera. Su Finestre sull’Arte Luca Rossi è andato oltre, scrivendo che la bolla speculativa del contemporaneo “forse sta scoppiando“. E nella stessa serata, nella stessa casa d’aste, il Ritratto di Elisabeth Lederer di Gustav Klimt passava di mano per 236,4 milioni di dollari, diventando la seconda opera più cara mai venduta in asta.

Un contrasto più crudele non si poteva immaginare. Da una parte un ritratto viennese di inizio Novecento che costa come un piccolo aeroporto, dall’altra un’opera famosissima di uno degli artisti viventi più noti al mondo che vale quanto un lingotto.
Manzoni lo aveva capito sessant’anni prima
Chi segue questo blog sa che c’è un precedente illustre e italiano. Nel maggio del 1961 Piero Manzoni riempie 90 scatolette con 30 grammi ciascuna di Merda d’artista e le mette in vendita al prezzo corrente dell’oro, grammo per grammo. Il massimo del disvalore pagato con il massimo del valore.

Manzoni però aveva fatto una cosa diversa da Cattelan: l’oro era solo un’unità di misura, un punto di partenza teorico. Dentro la scatoletta c’era (forse) qualcosa che non valeva nulla e tutto il valore stava nell’idea. Il mercato, negli anni, gli ha dato ragione in pieno: nel dicembre 2016 la scatoletta numero 69 è stata battuta dalla casa d’aste Il Ponte di Milano per 275.000 euro, record mondiale per l’opera. Trenta grammi d’oro oggi valgono qualche migliaio di euro. Tutto il resto è idea e qualcuno l’ha pagata.
Con Cattelan è successo il contrario. L’oro c’è davvero, tutto, cento chili abbondanti e il mercato ha pagato solo quello. Manzoni aveva costruito un’opera che vale molto più del suo materiale, Cattelan un’opera che il mercato ha ridotto al suo materiale. Sessant’anni di arte concettuale e siamo tornati alla bilancia del gioielliere.
La banana, il water e la fiducia
C’è un altro confronto che fa riflettere e riguarda lo stesso artista. Nel novembre 2024, sempre da Sotheby’s a New York, Comedian, la famosa banana attaccata al muro con il nastro adesivo, era stata venduta per 6,2 milioni di dollari all’imprenditore delle criptovalute Justin Sun, che poi la banana se l’è pure mangiata. Lì il materiale valeva pochi centesimi e il compratore ha pagato tutto in idea (o in notorietà, fai tu).
Un anno dopo, l’opera con dieci milioni di materiale non ha ottenuto neanche un dollaro di premio. Come si spiega?
La mia lettura è questa. La banana era un evento, un meme che girava sui social di mezzo mondo e chi l’ha comprata si è preso un pezzo di quello spettacolo. America era un’opera già vista e già raccontata, con il suo momento di gloria alle spalle. E quando un’opera è fatta di un materiale che ha un prezzo quotato ogni giorno, il collezionista ha un riferimento sicuro e difficilmente va oltre. Il prezzo dell’oro è diventato un pavimento e insieme un soffitto.
Poi c’è il contesto. Secondo l’Art Basel & UBS Art Market Report 2026, nel 2025 il mercato globale è tornato a crescere del 4%, a 59,6 miliardi di dollari, trainato dalle opere sopra i 10 milioni. Il contemporaneo però è rimasto fermo, intorno a 1,4 miliardi di vendite in asta. I grandi capitali sono tornati e sono andati dove si sentivano al sicuro: Klimt, i maestri storicizzati, i nomi su cui la Storia dell’arte ha già fatto i conti. La provocazione, in questo momento, il mercato non la paga.
Il prezzo non è il valore (e stavolta lo dice il mercato)
So benissimo che qualcuno leggerà questa storia come la prova definitiva che l’arte contemporanea è una truffa e che finalmente il re è nudo. Capisco il ragionamento, ma non sono d’accordo.
Su questo blog l’ho ripetuto tante volte: l’arte è una cosa, il mercato un’altra. Sono due partite che si giocano su due campi diversi. Quando un’opera contemporanea viene pagata cifre folli, in tanti dicono che il prezzo non dimostra niente. Giusto. Allora vale anche al contrario: se un’opera viene pagata quanto il suo materiale, il prezzo non dimostra che non abbia valore. Non si può usare il mercato come giudice solo quando ci dà ragione.
America dice parecchio sul nostro tempo: sul lusso esibito, sul potere che si circonda d’oro anche in bagno, sull’idea che perfino il gesto più umile possa diventare status symbol. Luca Rossi faceva notare che la sua satira oggi è ancora più attuale che nel 2016 e su questo ha ragione. Che nessuno l’abbia voluta pagare di più non toglie una virgola al suo significato.
Anzi, forse il finale è perfetto così. Un’opera che parla di denaro e di lusso fine a se stesso viene trattata dal mercato come puro denaro, oro a peso. E finisce in una collezione di curiosità, accanto ai record più bizzarri del pianeta. Ripley’s ha detto che vuole esporla “in tutto il suo splendore” e che sta valutando se renderla di nuovo utilizzabile, cosa che richiederà “un’attenta preparazione“. Il suo responsabile delle esposizioni ha scherzato sul fatto di non aver mai immaginato di dover tenere un idraulico di guardia a un’opera d’arte. Cattelan, che di queste cose ha sempre riso per primo, non poteva sperare di meglio.
Cosa insegna a chi compra arte
Se ti stai avvicinando al collezionismo, questa storia è una piccola lezione. La regola resta quella di sempre: godere l’arte con il cuore ma comprarla con la testa. Steve Cohen, che di finanza se ne intende, aveva comprato un’opera con una caratteristica rarissima: un valore minimo garantito, perché un water d’oro non può valere meno dell’oro. È l’unico Cattelan che, nella peggiore delle ipotesi, si poteva sempre rivendere a un banco dei metalli preziosi. Paradossalmente era un acquisto prudente.
Chi invece compra arte sperando nel colpo grosso dovrebbe ricordare che la notorietà di un’opera e la sua quotazione non viaggiano sempre insieme. America è probabilmente una delle opere contemporanee più conosciute al mondo, eppure all’asta non ha suscitato un solo rilancio. Per far salire un prezzo serve qualcuno che, in quel preciso momento, abbia voglia di pagare l’idea e la fama da sola non lo garantisce.
Alla fine, come sempre, i conti li farà la Storia dell’arte, che è il miglior critico di sempre e non ha fretta. Il mercato ha votato in pochi secondi, una sera di novembre. La Storia ci metterà qualche decennio in più.
E tu cosa ne pensi? Avresti offerto un dollaro in più del valore dell’oro per il water di Cattelan, o per te un water resta un water, anche se d’oro? Scrivilo nei commenti qui sotto.
Bibliografia
- Finestre sull’Arte, Cattelan a peso d’oro: il suo wc venduto per oltre 12 milioni di dollari, novembre 2025
- Luca Rossi, La banana di Cattelan torna a costare un 1,50 euro: la crisi del contemporaneo, Finestre sull’Arte, 20 novembre 2025
- Finestre sull’Arte, Sotheby’s, ritratto di Gustav Klimt venduto a 200 milioni: è l’opera moderna più costosa di sempre, novembre 2025
- Finestre sull’Arte, Il mercato globale dell’arte torna a crescere nel 2025: +4% e 59,6 miliardi di dollari (Art Basel & UBS Art Market Report 2026), marzo 2026
- Artribune, Donald Trump chiede al Guggenheim un van Gogh. Il museo però gli offre il water d’oro di Cattelan, 26 gennaio 2018
- Artribune, Record mondiale per la Merda d’artista. A Milano una scatoletta firmata Piero Manzoni venduta a 275mila euro, 7 dicembre 2016
- Il Fatto Quotidiano, Il water d’oro massiccio di Maurizio Cattelan venduto per 12 milioni di dollari: delusione per il venditore, 19 novembre 2025
- We Wealth, Il wc d’oro di Cattelan vale esattamente quanto pesa, novembre 2025
- Artnet News, Believe It or Not, This Is the Buyer of Maurizio Cattelan’s Gold Toilet, novembre 2025
- Artnet News, processo per il furto di Blenheim Palace (2025)
- Francesco Bonami, Maurizio Cattelan. Autobiografia non autorizzata, Mondadori



