Collezionare arte: passione, investimento o speculazione?

Ti piacerebbe iniziare a collezionare arte? Sì? Per quale motivo? Dì la verità, speri di riuscire a scovare il nuovo Lucio Fontana, l’artista che fra dieci, ma che dico dieci, facciamo cinque anni, decuplicherà le sue quotazioni? Speri così di rivendere l’opera così acutamente acquistata per comprarti un bell’appartamento?

Bhe, non posso che augurarti buona fortuna, ce ne vorrà davvero parecchia per riuscire a realizzare il tuo sogno. Purtroppo però collezionare arte ha sempre avuto poco a che fare con la fortuna, quanto piuttosto con passione e conoscenza e il 99% dei collezionisti che con gli anni si sono trovati un capitale artistico tra le mani, questo capitale non l’avevano affatto cercato.

Erano e sono persone preparate che hanno comprato quadri non per investire i loro denari, ma per nutrire la loro anima e creare una collezione che seguisse un percorso artistico e filologico personale che rispecchiasse la propria visione del mondo.

Giuseppe Panza di BiumoGiuseppe Panza di Biumo o i coniugi Vogel sono l’esempio lampante di questo prototipo di collezionista: grandi amanti dell’arte che con passione, calma e tanta pazienza hanno messo su delle raccolte straordinarie, oggi conservate in alcune delle più importanti sedi artistiche istituzionali del mondo.

Ma si sa, le cose cambiano e oggi sempre più velocemente. Nell’era dell’economia concetti come “pazienza” e “calma” sono stati cancellati dal vocabolario, stridono coi tempi e non funzionano. I mercati comandano, dettano le regole ed esigono il turbo. La politica insegue i mercati, la finanza insegue i mercati,I coniugi Vogel davanti a parte della loro collezione l’economia insegue i mercati e anche l’arte si adegua.

“Quanto costa? Come vanno le sue quotazioni? Sale? Scende?”

Queste sono ormai le domande più comuni davanti a un’opera d’arte. Un quadro è trattato alla stregua di un’azione. Lo si compra con la speranza che aumenti il suo valore monetario per rivenderlo e ricavarci quindi una plusvalenza. La speculazione finanziaria ha raggiunto il mondo dell’arte e le opere sono diventate vero e proprio denaro contante.

Per carità, investire i propri risparmi in arte è del tutto lecito, sicuramente più educativo e culturalmente nutriente rispetto a comprare azioni o altri prodotti finanziari.

Non si può però trattare le opere come fossero moneta contante perché c’è un’enorme differenza. Il denaro ha una sola qualità, la quantità. L’arte invece è qualità allo stato puro. Se compri acciaio, sempre di acciaio si tratta e se aumenterà il suo valore tu avrai fatto bingo in ogni modo. Esiste invece una bella differenza tra un Picasso e un altro e questa inciderà anche sulla tua possibilità di fare un bel investimento.

Comunque questo è un discorso lungo, in questo post ci limiteremo a vedere i tre possibili modi per collezionare e, contemporaneamente, fare un buon investimento.

Questo articolo è il naturale proseguimento del post Investire in arte: 10 buoni consigli per non sbagliare che ti consiglio di leggere se non l’hai già fatto e sei interessato all’argomento.

Collezionare e investire in arte

Collezionare arte oggi

Iniziamo con una premessa: collezionare arte oggi ha a che fare con l’economia, molto più di quanto sia mai stato in passato. È vero, non si può fare di tutta l’erba un fascio, ma è ineccepibile come sia sempre più una specie rara e in via d’estinzione quella del collezionista che va a caccia di opere spinto da una irrefrenabile e genuina passione per l’arte.

Diciamoci la verità, oggi quello che la maggior parte dei collezionisti chiede a un’opera d’arte non è tanto nutrimento per la propria anima, quanto per il proprio conto in banca. Colpa degli artisti? No, è sbagliato quanto inutile prendersela con loro. Semplicemente viviamo in un mondo in cui l’uomo non è più al centro del sistema, il suo posto è stato conquistato dall’economia. Tutto (o quasi) è subordinato al Dio Denaro: politica, sport, salute, ecc.

È triste dirlo, ma perché la cosa dovrebbe essere diversa per il mondo dell’arte?

Lungi da me quindi il voler separare arte e denaro, più volte in questo blog ho affermato che il loro legame non è affatto nuovo, anzi, è indissolubile e lungo come la storia.

Se sei interessato al tema puoi leggere:
Arte e denaro, le verità che spesso non si dicono
Arte e soldi, un connubio vecchio secoli

È anche vero che oggi si è superato il limite e ciò che molti collezionano non sono più le opere in sé e nemmeno ciò che esse rappresentano. Quello che si appende alle pareti, sempre che ancora si appenda qualcosa e non la si conservi direttamente in un caveau in banca, è una promessa per il futuro.

“I like money on the wall. Say you were going to buy a $200.000 painting. I think you should take that money, tie it up and hang it on the wall. Then when someone visited you, the first thing they would see is the money on the wall” – Andy Warhol

(Mi piacciono i soldi sul muro. Mettiamo che stai per comprare un dipinto da duecentomila dollari. Penso che faresti meglio a prendere quei soldi, legarli insieme e appenderli al muro. Quando qualcuno ti verrà a trovare la prima cosa che vedrà sarà il denaro sul muro).

C’è da stupirci? Niente affatto.
L’arte ha da sempre accompagnato il potere: sovrani, imperatori, clero, aristocrazia e borghesia sono andati a braccetto con tutti gli artisti più famosi e rinomati. Oggi il potere non si chiama Lorenzo dei Medici, né Giulio II, non è aristocratico, tanto meno borghese. Oggi il potere è la finanza e i suoi protagonisti sono personalità dai volti poco conosciuti che si muovono spesso dietro le quinte.

Cosa vogliono questi signori? Qual è il loro fine ultimo? Perché collezionano?

Perché si colleziona arte

In generale sono 3 i motivi per cui si colleziona:

  1. Sana e pura passione: questa categoria di collezionisti ama l’arte. A volte, con il tempo, questa passione diventa una vera e propria malattia e non possono più fare a meno di acquistare opere. L’etimologia stessa della parola lo dice: “passione” dal latino pati, passus che significa letteralmente sofferto. È grazie a questi “malati” se oggi esistono straordinarie raccolte di opere di cui tutti possono godere.
  2. Per aumentare il proprio prestigio personale: in passato il mecenate commissionava quadri anche per questo motivo. Oggi, se non puoi commissionarli, puoi sempre comprarli. In una società consumistica per eccellenza, possedere opere importanti ti pone un gradino più in alto su un’ipotetica scala sociale.
  3. Investimento: le opere aumentano di valore. Ovviamente non tutte, ma è un dato di fatto che l’arte sia un ottimo investimento. Quindi perché utilizzare i propri risparmi per comprare acciaio, gas, cacao, farina o qualche titolo di cui non vedremo mai il contenuto reale? Perché piuttosto non appendere un quadro alle pareti di casa e aspettare che le sue quotazioni aumentino? È anche un modo per aiutare e contribuire al lavoro degli artisti.

Ovviamente questi tre motivi si incrociano, non è detto che una persona che collezioni per passione non sia anche attenta all’aspetto dell’investimento e così via.Arte e finanza
Ma tornando ai signori della finanza, quale di questi tre motivi muove la loro mania di collezione? Ovviamente la terza. D’altronde qual è la cosa di cui proprio non possono fare a meno, la cosa che bramano con tutto il loro corpo e la loro anima (sempre che ne abbiano ancora una), quella di cui non si accontentano mai e per cui lavorano notte e giorno? Esatto, sono proprio i soldi.

Questi signori non collezionano opere, collezionano soldi. Giocano d’azzardo con l’arte, scommettono sui nomi degli artisti come scommettono su Bond, Bot, azioni, obbligazioni e derivati. Fanno alzare vertiginosamente i prezzi e, con la stessa noncuranza, li fanno poi crollare.

In pratica speculano selvaggiamente con l’arte come sono abituati a fare nelle loro attività quotidiane con i prodotti finanziari.

Non voglio dire che tutti questi signori siano degli squali senza scrupoli, ci sarà pur qualcuno di loro con una vera passione. Se si pensa però di comprare un’opera per investire il proprio denaro, è bene tenere presente che esistono meccanismi che non hanno niente a che fare con l’arte ma solo con il mercato e che dell’arte confondono i veri valori.

Come collezionare arte per investimento

Veniamo quindi al dunque: tenendo presente queste premesse, come riuscire collezionare arte e fare anche un buon investimento?

Sicuramente, se vuoi ridurre i rischi, un occhio di riguardo va dato alla Storia, il perché è in questo articolo: Il controverso rapporto fra Storia e mercato.

Sono quindi 3 le tipologie di artisti da collezionare per ridurre i rischi:

  1. Artisti importanti e storicizzati del passato

ProSe te lo puoi permettere, un Picasso, un Warhol, un De Chirico, un Basquiat e via dicendo, sono degli ottimi modi per difendere il tuo capitale. Il rischio di sbagliare è molto ridotto, soprattutto quando si tratta di capolavori che tendenzialmente, al momento di rivenderli, fanno sempre cassa. Anche le opere meno importanti difendono comunque bene il proprio valore.

Contro

 

Prezzi proibitivi per i più, per alcuni artisti difficoltà nel trovare pezzi di vero valore.

 

  1. Investire sui giovani

ProCostano poco, si possono comprare opere importanti e significative di alcuni artisti a prezzi accessibili. A livello di spesa quindi il rischio è minimo e c’è il grande vantaggio di poter conoscere e stringere rapporti direttamente con gli artisti.

 

ControDifficile che artisti giovani siano già entrati nella storia dell’arte, quindi bisogna utilizzare altri parametri di valutazione. Per riuscire a indovinare l’artista che si rivaluterà parecchio bisogna avere un’ottima conoscenza della storia dell’arte e un occhio più che allenato.

 

  1. Artisti storicizzati contemporanei

ProSii tratta essenzialmente di artisti storicizzati ma non ancora scoperti dal mercato, che quindi non hanno ancora raggiunto i prezzi proibitivi dei loro predecessori. In questo momento è in corso la riscoperta degli artisti dell’arte cinetica (Giorgio Griffa, Elio Marcheggiani, Pino Pinelli, Claudio Oliveri…) e della Pop Art italiana (Tano Festa, Sergio Lombardo, Franco Angeli, Renato Mambor, Giosetta Fioroni…). Sono invece ancora tutti da rivalutare alcuni artisti del periodo successivo per esempio Luigi Ontani, Salvo, Ettore Spalletti o molti di quelli usciti fuori negli anni ’90 (Nunzio, Stefano Arienti, Mario della Vedova, Vittorio Messina, Riccardo Gusmaroli, Rapetti Mogol, Vittorio Corsini, ecc.). Qualche bell’affare è ancora possibile.

Contro
Non hanno prezzi proibitivi ma sicuramente neanche quotazioni minime come potrebbero avere i giovani. Bisogna prendere confidenza con linguaggi a cui non si è abituati.

 

Sta a te quindi decidere. Quanto sei disposto a investire? Quanto rischiare?

Ricorda sempre che l’arte è un investimento a medio/lungo termine, i veri risultati possono arrivare anche dopo parecchi anni, se non sei disposto ad aspettare rinuncia. Visto che dovrai convivere per un bel po’ di tempo con la tua opera d’arte, fra i possibili investimenti cerca di scegliere un artista che incontra i tuoi gusti.

Soprattutto, prima di azzardare un qualsiasi acquisto, stabilisci un budget da dedicare ai libri di storia dell’arte, musei e fiere. Informarti può farti risparmiare un bel po’ di soldi.

Il controverso rapporto fra Storia e mercato

Articolo pubblicato sulla rivista Commenti di Verso l'Arte

Una riflessione sull’attuale mondo dell’arte non può prescindere oggi dal prendere in considerazione uno dei fattori ormai diventati cardine, se non vero e proprio traino, di tutto il sistema: il mercato.

Un protagonista giovane in rapporto a tanti altri ma che, relativamente in pochi anni, ha conquistato il suo posto alla cabina di comando del sistema, scalzando quella che può essere considerata sua sorella maggiore: la Storia dell’arte.

Due collezionisti davanti a un quadroOggi infatti, gli artisti più conosciuti e celebrati sono quelli che hanno un grande successo di mercato piuttosto che un nome consolidato all’interno dei libri di storia.

Eppure è la Storia dell’arte quella che tra i due ha una vita più lunga: essa ha visto nascere il mercato nella seconda metà dell’Ottocento, quando ormai lei aveva già un bel po’ di anni alle spalle, ha passeggiato accanto a lui indicandogli la via, ha seguito la sua crescita e il suo sviluppo, assistendo infine al proprio sorpasso.

Storia dell’arte e Storia del mercato hanno infatti viaggiato per lo più su binari paralleli, fino a quando in questi ultimi decenni qualcosa è cambiato e ha stravolto completamente il loro rapporto.

Breve storia del mercato dell’arte

Ho già accennato a una breve storia del mercato dell’arte in questo articolo: Arte e soldi un connubio vecchio secoli.
Partiamo comunque dal principio, cioè dalla Rivoluzione Francese: è questo importantissimo evento che cambia tutto. Uno degli episodi svoltosi in quegli anni che ne dimostrano la rilevanza, è il tentativo di Jacques-Louis David di superare il tradizionale mecenatismo regio, ecclesiastico e aristocratico: nel 1805 l’artista francese espone al Louvre il Evoluzione del mercato dell'artedipinto “Le Sabine” imponendo un biglietto d’ingresso per chi volesse ammirare l’opera. In cinque anni, ben cinquantamila persone videro il capolavoro del David, il quale con questo gesto voleva rivendicare la libertà dell’artista di scegliere il soggetto dei propri dipinti.

Da quel momento in poi l’artista non è più al servizio di un mecenate che ne ordina e finanzia le opere ma è pieno padrone di se stesso e del proprio lavoro. È libero di scegliere le dimensioni delle tele, è libero di decidere i colori, è libero di includere uno o più personaggi ed è anche libero di morire di fame. La famosa libertà, tanto agognata e posta come valore fondamentale in quegli anni, presenta, infatti, anche un rovescio della medaglia: non essendoci più committenti che ordinano e che pagano, per vivere della propria arte bisogna trovare qualcuno disposto a investire in essa parte del proprio denaro comprando le tele dipinte liberamente da qualcun altro.

Per incentivare questo scambio di beni, nascono le esposizioni che cambiano radicalmente il rapporto tra pubblico e produzione artistica e che nell’arco di un secolo si trasformeranno in veri e propri empori merci: è la nascita del mercato dell’arte come lo intendiamo noi oggi.

Il mercato dell’arte oggi

Dal 1805 al 2015 sono passati 210 anni, pochi rispetto a quelli che occupano l’intero arco della storia dell’arte, eppure molte cose sono cambiate. Nell’epoca moderna, la consacrazione di un artista è sempre avvenuta prima per opera di un critico che ne avvallava le capacità, poi dalle istituzioni che accettavano le sue opere in un museo e solo infine, anche il mercato si allineava.

Veduta dall'alto di un'istallazione di ALighiero BoettiPensiamo ai Burri, ai Fontana, ai Castellani o ai Boetti. Le loro opere non hanno sempre fatto registrare cifre straordinarie, tutt’altro: sono state innanzitutto consacrate da importanti storici o critici insigni e solo dopo si sono affermate anche a livello economico.

Oggi le cose non sono più così. Le interrelazioni fra storia dell’arte e mercato dell’arte sono diventate fortissime ed è ormai quest’ultimo che ha avuto la meglio e tende a influenzare istituzioni e curatori. Gli artisti contemporanei più riconosciuti sono tutti stati consacrati dal mercato e dai grandi collezionisti prima ancora che da musei ed esposizioni. I vari Hirst, Koons e Cattelan, per citare solo i più famosi, sono artisti che hanno ricevuto riconoscimenti e importanti retrospettive in grandi istituzioni (Tate Gallery per Hirst, Centre Pompidou per Koons e Guggenheim di New York per Cattelan) solo dopo che il mercato ne aveva già riconosciuto il valore portando le loro quotazioni alle stelle. Un posto nella storia dell’arte se lo sono guadagnati a suon di aggiudicazioni milionarie, ma sarebbe sbagliato pensare che il loro successo sia tutto frutto di speculazioni finanziare di ricchi e avidi broker.

Nel mondo anglosassone, a differenza di quello italiano, esiste un fitto dialogo tra istituzioni, mercato (case d’asta e gallerie) e collezionisti. È un meccanismo rodato che ha innescato la nascita di un sistema virtuoso pronto a difendere e valorizzare gli artisti in ambito nazionale e internazionale, portandoli a diventare tra i più conosciuti e ambiti al mondo.

Per gli artisti italiani, e più in generale per quelli dei paesi mediterranei, succede qualcosa di simile ma solo qualora il loroDamien Hirst in posa davanti ai fotografi in mezzo a due sue opere da Sothebys valore sia già comprovato da un fondamento storico culturale rilevante e spesso comunque per opera di operatori stranieri. I nostri artisti più quotati, infatti, hanno raggiunto le cifre che fanno scalpore non qui in Italia ma nelle aste londinesi e newyorkesi. I vari Fontana, Burri, Castellani o l’ultima superstar delle aste, Paolo Scheggi, per esempio, hanno ottenuto i loro record price fuori dal Bel Paese. Sembra che l’Italia, spesso fin troppo a sproposito decantata come la patria dell’arte, non riesca ad aver fiducia delle potenzialità di quegli artisti che non hanno dipinto Madonne e Cristi crocifissi, fino a quando non arriva qualcuno da oltre confine a suggerirci che quel nostro connazionale forse un po’ di valore ce l’ha.

Emblematico il caso di Burri: se non fosse per la serie d’iniziative organizzate a Città di Castello, suo paese natale, il centenario della sua morte passerebbe completamente in sordina nella nostra penisola. Nessun altro museo italiano, infatti, ha progettato qualcosa d’importante e ancora una volta ha dovuto pensarci un’istituzione straniera a ricordarci la grandezza di uno dei nostri artisti più apprezzati e considerati nel mondo. Il Guggenheim Museum di New York lo celebra, infatti, con una retrospettiva degna di questo nome. Ovviamente in parallelo si stanno muovendo gli operatori del mercato americani e nei cataloghi delle case d’asta sono già apparsi importanti opere che verosimilmente segneranno nuovi record price per l’artista umbro.

Italia patria di artisti e di… mercanti

L’Italia rimane quindi un enorme bacino in cui galleristi stranieri vengono a riscoprire e riportare all’attenzione importanti artisti dimenticati dal mercato, ma ben presenti nei libri di storia dell’arte, per dare loro il successo, anche economico, che meritano. D’altronde dopo il 2008 e in seguito ai tonfi di quei giovani artisti super quotati oggi completamente spariti da aste e mercato, i collezionisti sono molto più attenti a scegliere le opere sulle quali scommettere. Anche se le cifre non sono cambiate, anzi in molti casi sono addirittura aumentate, la tendenza è quella di investire i propri risparmi sui lavori di artisti con un riconosciuto background alle spalle. È la rivincita della Storia dell’arte che sta facendo sentire il suo peso anche in questioni prettamente commerciali.

Le speculazioni esistono sempre, ma quando sono costruite su artisti che hanno un curriculum ricco e importante e i cui nomi si leggono nei libri di storia dell’arte, il pericolo di andare incontro a brutti scherzi è ridotto. Anche quando si è predisposti a un rischio più elevato e si vuole puntare sui giovani, un occhio di riferimento va sempre dato a quella grande maestra che è la storia. Un giovane artista che ha la pretesa di essere considerato tale e ha l’ambizione di lasciare un segno nella storia, deve lavorare con la consapevolezza che prima di lui c’è stato qualcuno ed è da lì, dove i suoi predecessori si sono fermati, che lui deve partire.

L’arte non è un fatto personale e tanto meno un’esclusiva faccenda di estro e d’ispirazione. Fare arte è prima di tutto una questione di preparazione e di conoscenza.

Storia e mercato possono qui trovare un punto di equilibrio.

Tu cosa ne pensi, qual è oggi secondo te il ruolo del mercato all’interno del sistema dell’arte? Mi interessa conoscere il tuo parere, lascia pure un commento qui sotto.

 

Lucio Fontana e i tagli che hanno cambiato la storia dell’arte

Il vero antagonista del kitsch totalitario è l’uomo che pone delle domande.
Una domanda è come un coltello che squarcia la tela di un fondale dipinto
per permetterci di dare un’occhiata a ciò che si nasconde dietro.

Milan Kundera – L’insostenibile leggerezza dell’essere

Lucio Fontana ride tirandosi i baffiUna delle accuse più ricorrenti mosse all’arte contemporanea è quella di non emozionare. Eppure le stesse persone che lanciano questa critica non si accorgono che molto spesso davanti a un’opera dei giorni nostri una forte emozione la provano eccome: l’incazzatura. E se c’è un’artista che più di ogni altro stringe lo stomaco e provoca questa reazione a chi osserva le sue opere, quello è senza dubbio Lucio Fontana.

I suoi tagli irritano più di un graffio di ortica e quando si viene a sapere che uno di essi ha addirittura superato in asta i 20 milioni di dollari, il piccolo fastidio si trasforma in vera e propria rabbia, condita forse anche da un po’ d’invidia: tutti quegli euri sarebbero potuti entrare nelle tue di tasche se tu fossi stato un furbacchione come il buon Lucio, d’altronde quanto ci vuole a fare quattro sfregi su una tela?! Giusto?

E allora, forse pieno d’ira per non essere stato abbastanza pronto e veloce a farsi venire l’idea di usare ilTaglio di Lucio Fontana, Concetto spaziale bianco, opera sfregiata alla Galleria d'Arte Moderna di Roma taglierino come pennello, qualcuno qualche anno fa, nel 2009 per la precisione, ha pensato bene di fare un secondo sfregio sulle tele di chi l’ha anticipato e si è preso tutti i meriti e i lauti guadagni per questa trovata artistica: questo esemplare individuo, un bel giorno è entrato nella Galleria di Arte Moderna di Roma, ha preso bene la mira, si è riempito la bocca e ha sputato su una tela bianca con non uno ma ben cinque tagli. Per fortuna questo sensibile amante della vera arte, quella con la “a” maiuscola, non ha centrato nessuno dei buchi fatti da Fontana e la sua salvifica saliva vendicatrice ha raggiunto solo un angolo basso della tela.

A tanto arriva dunque l’odio per il nostro italo-argentino e per la sua arte.
A dir la verità però, episodi del genere non sono poi nuovi nella storia, basta pensare alle martellate date alla Pietà di Michelangelo. Ma, se mentre per quest’ultimo gesto non si trova alcuna giustificazione (se non la totale incapacità di intendere e di volere del vandalo), nel caso di Fontana il gesto, anch’esso opera di un perfetto imbecille, pur essendo altrettanto ingiustificabile, si può dire che sia comunque quantomeno comprensibile. Accade spesso infatti, a chi non ha strumenti critici o non ha né la voglia né la curiosità di cercarli, di sentirsi un pochino preso per i fondelli da quei tagli o buchi su una tela monocroma.

In difesa di Lucio Fontana e dei suoi tagli

Mettiamo subito in chiaro una cosa: le nuove espressioni artistiche sono sempre state guardate con disprezzo e astio dai propri contemporanei, soprattutto a partire da un preciso momento storico, quando cioè, dopo la Rivoluzione Francese, scompare la committenza per come la si era sempre conosciuta fino ad allora (aristocrazia e clero) e gli artisti sono lasciati liberi di scegliere i soggetti dei loro dipinti.

Da quel momento i gusti fra gli artisti, che tentavano di esprimere la propria individualità, e i collezionisti, che quando decidono di comprare un quadro di solito cercano qualcosa che somigli a un’opera vista altrove, si allontanarono inesorabilmente. Il nuovo spaventa e fu così che impressionisti, Van Gogh e tutti gli altri innovatori furono inizialmente osteggiati e derisi per essere poi idolatrati anni dopo, quando ormai il pubblico si era abituato al loro linguaggio.

Lucio Fontana può a ben diritto, essere inserito nella lista di questi innovatori e personaggi che hanno introdotto un nuovo linguaggio nel mondo dell’arte. C’è una piccola differenza, però: nonostante siano passati più di cinquant’anni, il suo modo di esprimersi non è stato ancora completamente accettato. Neanche Van Gogh ci ha messo tanto per arrivare a essere apprezzato dai più. Fontana è uno degli artisti più incompresi della storia dell’arte, forse al pari di Duchamp, e sicuramente quello su cui mi trovo più spesso a discutere, difendere e litigare con gli amici. Allora cerchiamo di capire perché questo italiano di origini argentine abbia tutti i diritti di essere considerato uno degli artisti più influenti e importanti del secondo Novecento.

1. Il mondo cambia…

Dal 1267 (anno di nascita di Giotto) al 1968 (anno di morte di Lucio Fontana) il mondo ha subito giusto un po’ di cambiamenti. Per non essere troppo prolissi, consideriamone qui solo alcuni relativi all’epoca moderna.

  1. Ritratto fotografico di Edgar Allan PoeInnanzitutto intorno al 1830 nasce la fotografia e prima della fine del secolo questa nuova invenzione è già alla portata di tutti grazie alla Kodak. Nel giro di pochi anni gli artisti perdono il monopolio sull’immagine: per portare a termine un ritratto ci sono da sempre volute ore ed ore di lavoro di un esperto professionista e ore ed ore di noiosissima posa di un soggetto. Improvvisamente, in pochissimo tempo e con una maggiore precisione, creare un’immagine verosimile della realtà che si ha davanti agli occhi diventa qualcosa alla portata di tutti. Il lavoro del pittore è seriamente messo in crisi dalla nuova invenzione. Nel 1895 inoltre i fratelli Lumière inventano il cinematografo e qui la lotta finisce definitivamente: in che modo gli artisti possono competere con immagini in movimento?
  2. Prova un po’ a immaginare poi quale sensazione deve aver provato una mamma del primo Novecento nel sentire per la prima volta la voce del figlio dall’altro capo del telefono. Le distanze si accorciano enormemente, l’informazione viaggia a una velocità mai vista prima.
  3. Treni, automobili, aeroplani, insieme al telefono, rendono in pochi anni il mondo un luogo molto più piccolo.

Quando si ammira un’opera d’arte, immedesimarsi nel contesto in cui è stata creata è essenziale per coglierne e godere in pieno tutto quello che ci vuole comunicare, questo vale per tutti i generi e per tutti i periodi storici. Il vero artista è un sismografo sensibile che capta e si adegua prima di ogni altro ai cambiamenti in corso nella società in cui vive e tenta poi di esprimerli con il suo lavoro. Con le importanti trasformazioni che ho appena descritto e altre che non ho riportato qui ma che hanno modificato sensibilmente la vita delle persone, era praticamente impossibile che gli artisti continuassero a dipingere madonnine piangenti, cristi crocefissi o incantevoli paesaggi. E infatti…

2. … l’arte cambia.

Dai tempi di Giotto, il principale problema di un artista è stato quello di trasferire una realtà tridimensionale (altezza, larghezza, profondità) su una tela che di dimensioni ne aveva solo due (altezza e larghezza). Fu inventata allora la prospettiva, dapprima a livello molto intuitivo con Giotto, poi in modo estremamente preciso attraverso un procedimento matematico-geometrico con i pittori del Rinascimento. Questo modo di fare arte durò, quasi senza alcun cambiamento, per 500 anni. Era un modo illusorio di rappresentare il mondo, quasi una menzogna che rimaneva Opera di Kandinsky - Yellow Red Bluein piedi grazie al tacito accordo tra chi creava l’opera e il fruitore che, osservandola, stava al gioco. Poi arrivarono Picasso e Braque e inserirono una quarta variabile nella tela: il tempo. Questo novità distrusse tutto ciò che c’era stato finora: la prospettiva si frantumò e una figura poteva essere osservata da più punti di vista nello stesso istante.

Prima dei cubisti, gli Impressionisti avevano messo sotto scacco la pittura accademica lavorando sulla percezione visiva, Van Gogh aveva liberato il colore e Cézanne aveva scomposto il quadro nei suoi elementi primari. È facile capire come da questo momento in poi niente fu più come prima. Kandinsky arrivò addirittura a teorizzare e a creare una pittura che non aveva più alcun legame con la realtà, una pittura astratta che non rappresentava più niente di concreto e reale. Il colpo di grazia lo diede Marcel Duchamp esponendo un orinatoio capovolto in un museo.

3. Cosa succedeva negli anni in cui Fontana creava i primi buchi e i tagli sulla tela?

Fontana inizia a bucare le sue tele nel 1949. Più o meno in quegli anni Pollock crea le prime opere con la tecnica del dripping che contraddistinguerà il suo lavoro per il resto della sua vita: un’altra forte rottura con il tradizionale modo di fare arte. È appena finita una guerra disastrosa, sono stati sganciati due ordigni atomici che in pochi secondi hanno provocato la morte di circa duecentomila persone. I primi satelliti vengono lanciati nello spazio e nella casa degli italiani e non solo, incominciano a entrare immagini cheFamiglia davanti alla televisione negli anni '50 proprio attraverso quello spazio viaggiano: è la televisione.

In questo contesto, l’esiguo intervallo della tela non è più sufficiente per descrivere un mondo che ha confini sempre più labili ed eterei, bisogna andare oltre. Ed è allora che Fontana buca e taglia la superficie: vuole creare una sensazione di infinito per dare valore allo spazio e rendergli la tridimensionalità che merita. Lo spazio non è qualcosa di così insignificante da potersi circoscrivere in un rettangolo.

A volte la ferita era curata con una garza nera in modo che il passaggio della luce si perdesse nell’oscurità dell’insondabile. Fontana buca la tela soprattutto per azzerare la finzione della prospettiva, quella menzogna che per secoli aveva troneggiato nel mondo dell’arte. In questo modo ristabilisce un contatto fra ciò che sta davanti e ciò che sta dietro, che fino allora era solo una mera illusione. È un modo per risvegliare la consapevolezza dell’osservatore: “Ragazzo/a, il mondo vero non è questo rappresentato qui su questa tela ma è tutto ciò che ti sta attorno che tocchi e vedi con i tuoi occhi e anche ciò che invece i tuoi occhi non riescono a vedere ma la tua mente può solo immaginare. Il mondo è infinito e tu sei solo un piccolissimo puntino in confronto ad esso.

4. I tagli sono il traguardo di un lungo percorso.

Lucio Fontana - Struttura al neon per la ix triennale di milano 1951Fontana non era un povero disoccupato che si è svegliato una mattina e si è messo a tagliare e vendere tele per sbarcare il lunario. Figlio di uno scultore e di un’attrice argentina, anche i nonni erano entrambi pittori: non poteva far altro che diventare anch’egli artista. Studia in Italia all’Accademia di Belle Arti di Milano e durante la guerra torna in Argentina dove insegna “decorazione” all’Accademia di Bellas Artes “Prilidiano Pueyrredòn” di Buenos Aires. Capisci che non è l’ultimo arrivato?

Si è sempre dedicato alla scultura in particolar modo utilizzando come mezzo espressivo la ceramica e portando avanti una ricerca sulla dimensione spaziale iniziata ai tempi di Brera con il professore Adolfo Wildt. I Manifesti dello Spazialismo sono solo una delle sue innovazioni: fu il primo artista a utilizzare il neon e fu ancora una volta il primo a ipotizzare ed elaborare (ispirandosi al Futurismo) un utilizzo creativo del mezzo televisivo. Un anticipatore a tutti gli effetti.

5. Fontana non è diventato milionario

Ti voglio tranquillizzare. Fontana non ha passato i suoi giorni terreni passeggiando per le sale di in un enorme castello o sdraiato sotto il sole di un paradiso tropicale a godersi i miliardi messi da parte con la vendita delle sue opere. Quando si avvicina la questione denaro alla questione arte, ci sono ancora molte persone che si scandalizzano, nonostante sia stato ormai provato che anche i grandi artisti del Rinascimento erano ricchi e vendevano a caro prezzo le proprie prestazioni, a partire dal “Divino” Michelangelo che, a quanto sembra, amava i suoi fiorini quanto se non di più della sua stessa arte (The wealth of Michelangelo di Rab Hatfield).

Non devi comunque pensare che Lucio Fontana sia diventato milionario grazie alle sue tele e che abbia speculato su Lucio Fontana mentre taglia una tela fotografato da Mulas nel 1965questo. Le aggiudicazioni record delle sue opere sono un avvenimento di questi ultimi venti anni, trenta dopo la sua scomparsa. Ti assicuro che negli anni ’60, quando l’artista era ancora in vita e quando le sue tele avevano prezzi irrisori, non sono stati tanti i collezionisti che hanno acquistato i suoi tagli. Se fosse stato così oggi avremmo un sacco di milionari e invece ci sono solamente un mucchio di persone che si piange addosso “Ah, se l’avessi comprato prima…

Ciò che voglio dire con questo è che Fontana non era affatto un pigro e svogliato furbetto del quartiere con tanta voglia di diventare ricco. Benestante lo era già di famiglia e i soldi li guadagnava con l’insegnamento o con la scultura più che con le poche tele che riusciva a vendere. Sicuramente amava l’arte più dei soldi. Oltre a essere maestro e punto di riferimento carismatico per i giovani brillanti artisti della Milano di allora, era sempre pronto a dare loro una parola di conforto e ad acquistare le loro opere per incoraggiarli e sostenerli.

Lucio Fontana è l’artista che ha cambiato la storia dell’arte.

Che piaccia o no, Lucio Fontana è uno di quegli artisti che ha cambiato la Storia dell’Arte e che ha influenzato le generazioni venute dopo di lui. Con i suoi lavori, per la prima volta l’opera non è più oggetto su cui dipingere altro, ma diventa soggetto essa stessa e lo spazio attorno ad essa entra a farne parte.

Nella sua vita ha svolto il compito che ogni artista dovrebbe svolgere: guardare la realtà con occhio critico e diverso, indicarne i limiti e poi superarli. Con questo articolo non voglio certo farti amare le opere di Lucio Fontana ma semplicemente invitarti a riflettere sul suo lavoro abbandonando ogni (pre)giudizio superficiale.
L’arte va valutata sempre in maniera oggettiva, secondo criteri storici, filosofici, concettuali e, ovviamente artistici. Poi i gusti rimangono gusti e ognuno è libero di esprimere il proprio parere. Che sia chiaro però che i “secondo me” in arte, come in tanti altri aspetti della vita, rimangono solo e semplicemente pareri e gusti personali.

Per il resto chiudo con le stesse parole di Lucio Fontana:

“…è l’infinito, e allora buco questa tela, che era alla base di tutte le arti,
ed ecco che ho creato una dimensione infinita,
un buco che per me è alla base di tutta l’arte contemporanea, per chi la vuol capire.
Sennò continua a dire che l’è un büs e ciao…”

Secondo te Lucio Fontana è un grande artista o è sopravvalutato? Cosa pensi delle sue opere e delle loro aggiudicazioni? Lascia il tuo parere nei tuoi commenti qui sotto.