Lucio Fontana e i tagli che hanno cambiato la storia dell’arte

Il vero antagonista del kitsch totalitario è l’uomo che pone delle domande.
Una domanda è come un coltello che squarcia la tela di un fondale dipinto
per permetterci di dare un’occhiata a ciò che si nasconde dietro.

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Lucio Fontana ride tirandosi i baffiUna delle accuse più ricorrenti mosse all’arte contemporanea è quella di non emozionare. Eppure le stesse persone che lanciano questa critica non si accorgono che molto spesso davanti a un’opera dei giorni nostri una forte emozione la provano eccome: l’incazzatura. E se c’è un’artista che più di ogni altro stringe lo stomaco e provoca questa reazione a chi osserva le sue opere, quello è senza dubbio Lucio Fontana.

I suoi tagli irritano più di un graffio di ortica e quando si viene a sapere che uno di essi ha addirittura superato in asta i 20 milioni di dollari, il piccolo fastidio si trasforma in vera e propria rabbia, condita forse anche da un po’ d’invidia: tutti quegli euri sarebbero potuti entrare nelle tue di tasche se tu fossi stato un furbacchione come il buon Lucio, d’altronde quanto ci vuole a fare quattro sfregi su una tela?! Giusto?

E allora, forse pieno d’ira per non essere stato abbastanza pronto e veloce a farsi venire l’idea di usare ilTaglio di Lucio Fontana, Concetto spaziale bianco, opera sfregiata alla Galleria d'Arte Moderna di Roma taglierino come pennello, qualcuno qualche anno fa, nel 2009 per la precisione, ha pensato bene di fare un secondo sfregio sulle tele di chi l’ha anticipato e si è preso tutti i meriti e i lauti guadagni per questa trovata artistica: questo esemplare individuo, un bel giorno è entrato nella Galleria di Arte Moderna di Roma, ha preso bene la mira, si è riempito la bocca e ha sputato su una tela bianca con non uno ma ben cinque tagli. Per fortuna questo sensibile amante della vera arte, quella con la “a” maiuscola, non ha centrato nessuno dei buchi fatti da Fontana e la sua salvifica saliva vendicatrice ha raggiunto solo un angolo basso della tela.

A tanto arriva dunque l’odio per il nostro italo-argentino e per la sua arte.
A dir la verità però, episodi del genere non sono poi nuovi nella storia, basta pensare alle martellate date alla Pietà di Michelangelo. Ma, se mentre per quest’ultimo gesto non si trova alcuna giustificazione (se non la totale incapacità di intendere e di volere del vandalo), nel caso di Fontana il gesto, anch’esso opera di un perfetto imbecille, pur essendo altrettanto ingiustificabile, si può dire che sia comunque quantomeno comprensibile. Accade spesso infatti, a chi non ha strumenti critici o non ha né la voglia né la curiosità di cercarli, di sentirsi un pochino preso per i fondelli da quei tagli o buchi su una tela monocroma.

In difesa di Lucio Fontana e dei suoi tagli

Mettiamo subito in chiaro una cosa: le nuove espressioni artistiche sono sempre state guardate con disprezzo e astio dai propri contemporanei, soprattutto a partire da un preciso momento storico, quando cioè, dopo la Rivoluzione Francese, scompare la committenza per come la si era sempre conosciuta fino ad allora (aristocrazia e clero) e gli artisti sono lasciati liberi di scegliere i soggetti dei loro dipinti.

Da quel momento i gusti fra gli artisti, che tentavano di esprimere la propria individualità, e i collezionisti, che quando decidono di comprare un quadro di solito cercano qualcosa che somigli a un’opera vista altrove, si allontanarono inesorabilmente. Il nuovo spaventa e fu così che impressionisti, Van Gogh e tutti gli altri innovatori furono inizialmente osteggiati e derisi per essere poi idolatrati anni dopo, quando ormai il pubblico si era abituato al loro linguaggio.

Lucio Fontana può a ben diritto, essere inserito nella lista di questi innovatori e personaggi che hanno introdotto un nuovo linguaggio nel mondo dell’arte. C’è una piccola differenza, però: nonostante siano passati più di cinquant’anni, il suo modo di esprimersi non è stato ancora completamente accettato. Neanche Van Gogh ci ha messo tanto per arrivare a essere apprezzato dai più. Fontana è uno degli artisti più incompresi della storia dell’arte, forse al pari di Duchamp, e sicuramente quello su cui mi trovo più spesso a discutere, difendere e litigare con gli amici. Allora cerchiamo di capire perché questo italiano di origini argentine abbia tutti i diritti di essere considerato uno degli artisti più influenti e importanti del secondo Novecento.

1. Il mondo cambia…

Dal 1267 (anno di nascita di Giotto) al 1968 (anno di morte di Lucio Fontana) il mondo ha subito giusto un po’ di cambiamenti. Per non essere troppo prolissi, consideriamone qui solo alcuni relativi all’epoca moderna.

  1. Ritratto fotografico di Edgar Allan PoeInnanzitutto intorno al 1830 nasce la fotografia e prima della fine del secolo questa nuova invenzione è già alla portata di tutti grazie alla Kodak. Nel giro di pochi anni gli artisti perdono il monopolio sull’immagine: per portare a termine un ritratto ci sono da sempre volute ore ed ore di lavoro di un esperto professionista e ore ed ore di noiosissima posa di un soggetto. Improvvisamente, in pochissimo tempo e con una maggiore precisione, creare un’immagine verosimile della realtà che si ha davanti agli occhi diventa qualcosa alla portata di tutti. Il lavoro del pittore è seriamente messo in crisi dalla nuova invenzione. Nel 1895 inoltre i fratelli Lumière inventano il cinematografo e qui la lotta finisce definitivamente: in che modo gli artisti possono competere con immagini in movimento?
  2. Prova un po’ a immaginare poi quale sensazione deve aver provato una mamma del primo Novecento nel sentire per la prima volta la voce del figlio dall’altro capo del telefono. Le distanze si accorciano enormemente, l’informazione viaggia a una velocità mai vista prima.
  3. Treni, automobili, aeroplani, insieme al telefono, rendono in pochi anni il mondo un luogo molto più piccolo.

Quando si ammira un’opera d’arte, immedesimarsi nel contesto in cui è stata creata è essenziale per coglierne e godere in pieno tutto quello che ci vuole comunicare, questo vale per tutti i generi e per tutti i periodi storici. Il vero artista è un sismografo sensibile che capta e si adegua prima di ogni altro ai cambiamenti in corso nella società in cui vive e tenta poi di esprimerli con il suo lavoro. Con le importanti trasformazioni che ho appena descritto e altre che non ho riportato qui ma che hanno modificato sensibilmente la vita delle persone, era praticamente impossibile che gli artisti continuassero a dipingere madonnine piangenti, cristi crocefissi o incantevoli paesaggi. E infatti…

2. … l’arte cambia.

Dai tempi di Giotto, il principale problema di un artista è stato quello di trasferire una realtà tridimensionale (altezza, larghezza, profondità) su una tela che di dimensioni ne aveva solo due (altezza e larghezza). Fu inventata allora la prospettiva, dapprima a livello molto intuitivo con Giotto, poi in modo estremamente preciso attraverso un procedimento matematico-geometrico con i pittori del Rinascimento. Questo modo di fare arte durò, quasi senza alcun cambiamento, per 500 anni. Era un modo illusorio di rappresentare il mondo, quasi una menzogna che rimaneva Opera di Kandinsky - Yellow Red Bluein piedi grazie al tacito accordo tra chi creava l’opera e il fruitore che, osservandola, stava al gioco. Poi arrivarono Picasso e Braque e inserirono una quarta variabile nella tela: il tempo. Questo novità distrusse tutto ciò che c’era stato finora: la prospettiva si frantumò e una figura poteva essere osservata da più punti di vista nello stesso istante.

Prima dei cubisti, gli Impressionisti avevano messo sotto scacco la pittura accademica lavorando sulla percezione visiva, Van Gogh aveva liberato il colore e Cézanne aveva scomposto il quadro nei suoi elementi primari. È facile capire come da questo momento in poi niente fu più come prima. Kandinsky arrivò addirittura a teorizzare e a creare una pittura che non aveva più alcun legame con la realtà, una pittura astratta che non rappresentava più niente di concreto e reale. Il colpo di grazia lo diede Marcel Duchamp esponendo un orinatoio capovolto in un museo.

3. Cosa succedeva negli anni in cui Fontana creava i primi buchi e i tagli sulla tela?

Fontana inizia a bucare le sue tele nel 1949. Più o meno in quegli anni Pollock crea le prime opere con la tecnica del dripping che contraddistinguerà il suo lavoro per il resto della sua vita: un’altra forte rottura con il tradizionale modo di fare arte. È appena finita una guerra disastrosa, sono stati sganciati due ordigni atomici che in pochi secondi hanno provocato la morte di circa duecentomila persone. I primi satelliti vengono lanciati nello spazio e nella casa degli italiani e non solo, incominciano a entrare immagini cheFamiglia davanti alla televisione negli anni '50 proprio attraverso quello spazio viaggiano: è la televisione.

In questo contesto, l’esiguo intervallo della tela non è più sufficiente per descrivere un mondo che ha confini sempre più labili ed eterei, bisogna andare oltre. Ed è allora che Fontana buca e taglia la superficie: vuole creare una sensazione di infinito per dare valore allo spazio e rendergli la tridimensionalità che merita. Lo spazio non è qualcosa di così insignificante da potersi circoscrivere in un rettangolo.

A volte la ferita era curata con una garza nera in modo che il passaggio della luce si perdesse nell’oscurità dell’insondabile. Fontana buca la tela soprattutto per azzerare la finzione della prospettiva, quella menzogna che per secoli aveva troneggiato nel mondo dell’arte. In questo modo ristabilisce un contatto fra ciò che sta davanti e ciò che sta dietro, che fino allora era solo una mera illusione. È un modo per risvegliare la consapevolezza dell’osservatore: “Ragazzo/a, il mondo vero non è questo rappresentato qui su questa tela ma è tutto ciò che ti sta attorno che tocchi e vedi con i tuoi occhi e anche ciò che invece i tuoi occhi non riescono a vedere ma la tua mente può solo immaginare. Il mondo è infinito e tu sei solo un piccolissimo puntino in confronto ad esso.

4. I tagli sono il traguardo di un lungo percorso.

Lucio Fontana - Struttura al neon per la ix triennale di milano 1951Fontana non era un povero disoccupato che si è svegliato una mattina e si è messo a tagliare e vendere tele per sbarcare il lunario. Figlio di uno scultore e di un’attrice argentina, anche i nonni erano entrambi pittori: non poteva far altro che diventare anch’egli artista. Studia in Italia all’Accademia di Belle Arti di Milano e durante la guerra torna in Argentina dove insegna “decorazione” all’Accademia di Bellas Artes “Prilidiano Pueyrredòn” di Buenos Aires. Capisci che non è l’ultimo arrivato?

Si è sempre dedicato alla scultura in particolar modo utilizzando come mezzo espressivo la ceramica e portando avanti una ricerca sulla dimensione spaziale iniziata ai tempi di Brera con il professore Adolfo Wildt. I Manifesti dello Spazialismo sono solo una delle sue innovazioni: fu il primo artista a utilizzare il neon e fu ancora una volta il primo a ipotizzare ed elaborare (ispirandosi al Futurismo) un utilizzo creativo del mezzo televisivo. Un anticipatore a tutti gli effetti.

5. Fontana non è diventato milionario

Ti voglio tranquillizzare. Fontana non ha passato i suoi giorni terreni passeggiando per le sale di in un enorme castello o sdraiato sotto il sole di un paradiso tropicale a godersi i miliardi messi da parte con la vendita delle sue opere. Quando si avvicina la questione denaro alla questione arte, ci sono ancora molte persone che si scandalizzano, nonostante sia stato ormai provato che anche i grandi artisti del Rinascimento erano ricchi e vendevano a caro prezzo le proprie prestazioni, a partire dal “Divino” Michelangelo che, a quanto sembra, amava i suoi fiorini quanto se non di più della sua stessa arte (The wealth of Michelangelo di Rab Hatfield).

Non devi comunque pensare che Lucio Fontana sia diventato milionario grazie alle sue tele e che abbia speculato su Lucio Fontana mentre taglia una tela fotografato da Mulas nel 1965questo. Le aggiudicazioni record delle sue opere sono un avvenimento di questi ultimi venti anni, trenta dopo la sua scomparsa. Ti assicuro che negli anni ’60, quando l’artista era ancora in vita e quando le sue tele avevano prezzi irrisori, non sono stati tanti i collezionisti che hanno acquistato i suoi tagli. Se fosse stato così oggi avremmo un sacco di milionari e invece ci sono solamente un mucchio di persone che si piange addosso “Ah, se l’avessi comprato prima…

Ciò che voglio dire con questo è che Fontana non era affatto un pigro e svogliato furbetto del quartiere con tanta voglia di diventare ricco. Benestante lo era già di famiglia e i soldi li guadagnava con l’insegnamento o con la scultura più che con le poche tele che riusciva a vendere. Sicuramente amava l’arte più dei soldi. Oltre a essere maestro e punto di riferimento carismatico per i giovani brillanti artisti della Milano di allora, era sempre pronto a dare loro una parola di conforto e ad acquistare le loro opere per incoraggiarli e sostenerli.

Lucio Fontana è l’artista che ha cambiato la storia dell’arte.

Che piaccia o no, Lucio Fontana è uno di quegli artisti che ha cambiato la Storia dell’Arte e che ha influenzato le generazioni venute dopo di lui. Con i suoi lavori, per la prima volta l’opera non è più oggetto su cui dipingere altro, ma diventa soggetto essa stessa e lo spazio attorno ad essa entra a farne parte.

Nella sua vita ha svolto il compito che ogni artista dovrebbe svolgere: guardare la realtà con occhio critico e diverso, indicarne i limiti e poi superarli. Con questo articolo non voglio certo farti amare le opere di Lucio Fontana ma semplicemente invitarti a riflettere sul suo lavoro abbandonando ogni (pre)giudizio superficiale.
L’arte va valutata sempre in maniera oggettiva, secondo criteri storici, filosofici, concettuali e, ovviamente artistici. Poi i gusti rimangono gusti e ognuno è libero di esprimere il proprio parere. Che sia chiaro però che i “secondo me” in arte, come in tanti altri aspetti della vita, rimangono solo e semplicemente pareri e gusti personali.

Per il resto chiudo con le stesse parole di Lucio Fontana:

“…è l’infinito, e allora buco questa tela, che era alla base di tutte le arti,
ed ecco che ho creato una dimensione infinita,
un buco che per me è alla base di tutta l’arte contemporanea, per chi la vuol capire.
Sennò continua a dire che l’è un büs e ciao…”

Secondo te Lucio Fontana è un grande artista o è sopravvalutato? Cosa pensi delle sue opere e delle loro aggiudicazioni? Lascia il tuo parere nei tuoi commenti qui sotto.

In mostra la Milano artistica degli anni ‘60

Milano_anni_30Oggi sono stato invitato da Daniela a un brunch al “Bianco Latte”, quindi lasciata la Vespa in Repubblica e incontratomi con lei ci siamo incamminati in via Filippo Turati per raggiungere il locale. Ma ecco che camminando il mio occhio è attirato da un enorme striscione rosso che pende in verticale sulla facciata di un palazzo sulla sinistra: le prime due parole che mi saltano immediatamente all’occhio sono “Piero” e “Manzoni”. Dopo essere stato alla mostra di Palazzo Reale ed essermi divorato in pochi giorni il libro di Flaminio Gualdoni, non posso fare altro che tirare Daniela per la giacca e avvicinarmi al palazzo da cui pende il grosso telo: “Nati nei ’30. Milano e la generazione di Piero Manzoni”. Questo il titolo completo dell’esposizione al Palazzo della Permanente. Leggi tutto “In mostra la Milano artistica degli anni ‘60”