Ritrovata la Maddalena di Caravaggio

Nicola Stoia
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Una grande notizia scuote il mondo dell’arte e questa volta non si tratta né di un’aggiudicazione milionaria tanto meno di un nuovo record d’asta. Balzata da Repubblica alle prime pagine di molti altri giornali, finalmente una bella storia che ha ridato vita e sta facendo crescere l’eccitazione fra gli addetti ai lavori: è stata ritrovata la Maddalena di Caravaggio. Una bella storia che ha tre protagonisti e tante comparse.

Il principio della storia

Dopo una vita travagliata, segnata da molti successi ma anche da enormi eccessi che l’hanno costretto a fuggire in lungo e largo per il sud Italia, Michelangelo Merisi detto il Caravaggio si era stabilito a Napoli dove abitava presso la marchesa Costanza Colonna. È da qui che ricevuta la notizia dell’imminente perdono di Papa Paolo V si mette in viaggio per Porto Ercole, piccola cittadina fuori dal dominio pontificio, dove avrebbe aspettato la grazia papale. È noto come le cose sono poi andate finire: fermato e fatto sbarcare per accertamenti a Palo di Ladispoli, la feluca sulla quale viaggiava ripartì senza di lui e il pittore, messosi in cammino per raggiungerla nel tentativo di recuperare il suo prezioso bagaglio, si ammalò di febbre alta e morì dopo tre giorni di agonia. Ma cosa contenevano di tanto importante le casse del Merisi rimaste sull’imbarcazione da spingere l’artista, già non in ottima salute, a incamminarsi per un viaggio così lungo e tortuoso? È qui che entra in gioco il secondo protagonista.

Un pegno da pagare in cambio della libertà

Cardinal Scipione Borghese - ritratto di Ottavio LeoniCaravaggio durante tutta la sua vita aveva allacciato e creato una rete di contatti che, oltre ad offrirgli e procurargli commissioni, più volte lo aveva tirato fuori dai guai passando spesso anche al di sopra della legge. Personaggi potenti dunque, che non sempre concedevano i propri favori a titolo gratuito. Uno di questi fu il cardinale Scipione Borghese, nipote di Paolo V. Senza soffermarci sulla sua fama di uomo dalla cultura mediocre e di collezionista vorace e senza scrupoli, sappiamo che nel gennaio 1610 ricevette le cariche di Gran Penitenziere e di Prefetto della Segnatura di grazie e giustizia: niente di più utile per il fuggiasco Caravaggio. Chissà come, poco tempo dopo questa investitura la grazia al Merisi arrivò davvero. Ovviamente per uomini di tale calibro tutto ha un prezzo e il cardinale, in cambio della definitiva libertà, chiese all’artista delle opere che sarebbero andata a rinfoltire la sua già enorme collezione. Era questo dunque l’unico bagaglio che il pittore portava con sé in quel suo ultimo viaggio. Niente di più prezioso per lui in quanto erano garanti della sua stessa vita. “Doi San Giovanni e la Maddalena” scrive Diodato Gentile, vescovo di Caserta e Nunzio Apostolico del Regno di Napoli, a Scipione Borghese annunciandogli anche la morte dell’artista. I tre quadri tornano a Napoli in custodia di Costanza Colonna che ha il compito di fare arrivare le tele a Borghese. Secondo gli storici, solo il San Giovanni esposto alla Galleria Borghese arriverà a destinazione. Dell’altro San Giovanni si perdono le tracce. Per capire che fine abbia fatto “La Maddalena” invece, abbiamo bisogno della terza protagonista di questa storia.

Una vita per Caravaggio

Mina Gregori è una giovane appassionata d’arte che intorno alla seconda metà del ‘900 decise di iscriversi all’Università di Bologna. Docente di Storia dell’arte dell’istituto emiliano era un giovane e rampante critico che stava rivoluzionando il modo di approcciarsi all’arte, Roberto Longhi, e che proprio in quegli anni stava mettendo in Mina Gregori, massima esperta di Caravaggioatto la storica riscoperta di un artista dimenticato dai suoi predecessori per quasi quattro secoli: Michelangelo Merisi detto il Caravaggio.
La giovane Mina si appassionerà agli studi del professore, lo affiancherà e assisterà carpendone tutti i metodi di lavoro, fino a succedergli alla cattedra dell’Università di Firenze e a diventare presidente della Fondazione di Studi di Storia dell’Arte Roberto Longhi del capoluogo toscano. Una vita intera spesa intorno a Caravaggio e alla ricerca delle opere.
Quando Mina Gregori si è ritrovata davanti agli occhi la Maddalena in estasi di Caravaggio, ha detto solo: “Finalmente, è lei!“.

Il ritrovamento di un capolavoro

Esistono sparsi per il mondo almeno otto esemplari della Maddalena del Merisi, ma uno solo è quello autentico e si trova in una collezione europea di cui nessuno conosce il nome. La massima studiosa di Caravaggio è sicura: “L’incarnato del corpo di toni variati, l’intensità del volto. I polsi forti e le mani di toni lividi con mirabili variazioni di colore e di luce e con l’ombra che oscura la metà delle dita sono gli aspetti più interessanti e intensi del dipinto. È Caravaggio“.
Dietro alla tela è stato poi ritrovato un indizio fondamentale per l’attribuzione, un foglietto con grafia seicentesca che recita: “Madalena reversa di Caravaggio a Chiaia ivi da servare pel beneficio del Cardinale Borghese di Roma“. E in effetti La Maddalena in estasi “autografa” da Napoli deve essere passata a Roma, c’è un timbro di ceralacca della dogana di terra della città papale, in uso soltanto dalla fine del Seicento, apposto sulla tela che lo testimonia. Poi di lui si perdono le tracce. Finisce chissà come in una collezione di una famiglia europea e lì rimane passando di generazione in generazione, fino a quando qualcuno degli eredi, capendo di poter avere tra le mani un autentico Caravaggio, contatta la massima autorità del campo. Dopo il Martirio di Sant’Orsola, che la Gregori riconobbe e assegnò al Merisi già nel 1973, un’altra enorme soddisfazione per la studiosa che dichiara: “È solo nelle collezioni private che si possono scoprire ancora i veri capolavori. Non sul mercato. Questa famiglia, al momento, non vuole pubblicità. Temono i furti, è ovvio. Non credo abbiano intenzione di vendere, non sono nemmeno grandi collezionisti. Avevano un’idea sull’autore dell’opera. Speravano che fosse Caravaggio, certo, ma non avevano nemmeno decifrato la scritta seicentesca.

Un segno di speranza per il futuro

Adesso tutti sperano di poter vedere il dipinto ritrovato in una mostra, ma ovviamente bisogna aspettare il beneplacito dei proprietari. Questo ritrovamento è sicuramente una fonte di incoraggiamento per tutti quegli storici dell’arte che spendono i loro giorni alla ricerca di opere dei grandi maestri anche se con gli anni i ritrovamenti importanti si sono fatti sempre più rari.
Chissà mai se prima o poi si riuscirà a scovare un’opera di Caravaggio degli esordi, dipinta in Lombardia. L’artista nato nel 1571 ha infatti effettuato tutto il suo apprendistato fra la Lombardia e il Veneto prima di trasferirsi a Roma intorno alla metà degli anni novanta del ‘500. Qualche sua opera giovanile deve pura averla lasciata nella sua terra d’origine visto che nella capitale arrivò già da maestro provato. Eppure fino ad adesso nessun suo dipinto e stato trovato nel nord Italia. Un altro dei tanti misteri che circonda l’artista del passato più famoso e amato ai giorni nostri.

Maddalena in estasi - Caravaggio

 

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