Piero Manzoni torna a Milano!

Nicola Stoia
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I milanesi potranno anche lamentarsi dell’inquinamento, del traffico, del cielo sempre grigio e dell’assenza di piste ciclabili, ma certo non possono affermare di vivere in una città avara per quanto riguarda mostre ed esposizioni. Per gli amanti dell’arte c’è davvero l’imbarazzo della scelta e visto il poco tempo libero che la frenesiPiero Manzoni - Achromea del lavoro ci lascia, spesso decidere in quale museo passare il pomeriggio diventa difficile, soprattutto per chi, come me, deve mediare con i gusti di un’altra persona.

Francesca vuole vedere Klimt, io Piero Manzoni. In una città normale e in un giorno normale non sarebbe un problema, prima uno e poi l’altro. Il fatto è che siamo a Milano ed è il 25 aprile e questi sono i giorni in cui tutti diventano improvvisamente amanti dell’arte.

Vespa, partenza alle 12.30: “È ora di pranzo, non troveremo molta coda!
Mai detto: la spirale umana che parte dall’ingresso di Palazzo Reale e si snoda fino alle pareti del Duomo scoraggerebbe anche il più determinato dei collezionisti. Immaginatevi la mia faccia quando la maschera mi fa sapere che quella è la coda per le mostre di Klimt e di Kandinskij e che l’ingresso per la mostra di Piero Manzoni è nel cortile interno, dove non si vede volare una mosca.
…e ora immaginatevi la faccia di Francesca
Sono in momenti come questi che mi sento felice di vivere in un paese che per quanto riguarda la storia dell’arte è ancora fermo ai primi del ‘900 e non si è ancora accorto di avere in casa uno degli artisti più apprezzati al mondo.
… immaginatevi ora la faccia di Francesca!

L’esposizione è sopra le mie aspettative: ci sono molte delle opere più importanti dell’artista milanese, il percorso è ben costruito e si snoda attraverso tutta la sua breve ma intensaPiero Manzoni - Palazzo Reale Milano quanto rivoluzionaria carriera artistica. È una mostra che descrive benissimo il pensiero e le opere stesse del Manzoni che sono spesso poco conosciute rispetto al personaggio. Credo quindi che l’esposizione possa davvero far luce e riabilitare davanti al grande pubblico un artista straordinario ma tanto bistrattato e spesso incompreso.

E questa sarebbe arte?!”… Forse ho parlato troppo presto… Ce l’ha con le opere della stagione nucleari esposte nella prima sala.
Fra, siamo alla fine degli anni ’50, nel mondo artistico si respira un profondo desiderio di cambiamento. C’è stata una guerra terribile, l’Italia è un paese in ricostruzione, c’è un netto rifiuto per tutto ciò che è stato…
E questa sarebbe arte?!” Si è girata verso gli Acrhome.
Si! In quegli anni si rompe sia con la tradizione figurativa e sia con l’Informale, per andare verso un’arte astratta che ha come punto di riferimento una nuova dimensione. Il quadro non è più una superficie su cui creare l’illusione della realtà ma diventa oggetto in sé. Non è più un pennello da passare su una tela ma un’idea che diventa opera. L’arte per Manzoni è un tutt’uno con l’esistenza, è l’autore stesso che si fa opera. Manzoni pensa arte e vive arte in qualunque momento della sua vita…”
“Anche quando va in bagno vedo…
I famosi barattolini di merda, l’opera che divenendo un’icona Pop ha reso celebre ormai in tutto il mondo il Manzoni (anche tra i profani dell’arte) ma che nello stesso tempo è forse la maggior causa del fraintendimento della sua figura come artista. E a questo io mi arrendo.

Non mi resta che avviarmi all’uscita con due consapevolezze: la prima è di essere stato di fronte alle opere di un grandissimo artista che con i suoi lavori ha influenzato tutta l’arte a venire. Un artista spesso considerato ingiustamente un semplice provocatore quando in realtà dietro ogni sua opera si nasconde una riflessione profonda sui meccanismi di concepire, creare e fruire un’opera d’arte. La seconda è che forse questa mostra rischia di essere un’arma a doppio taglio messa in mano ai tanti detrattori di questo genio dell’arte italiana.

Per una descrizione più dettagliata di quello che troverete a Palazzo Reale vi lasco alle parole di uno dei curatori dell’esposizione, Flaminio Gualdoni. Per il resto…

Non c’è nulla da dire: c’è solo da essere, c’è solo da vivere.
Piero Manzoni

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