Lo “Strappamanifesti” da Catanzaro

Nicola Stoia
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Strade di Roma nel dopoguerraInizio anni ’50, la grande guerra non è finita da molto e il ricordo della tragedia stenta a svanire nella mente di chi quella brutta avventura l’ha vissuta in prima persona. Roma è una città che si lecca le ferite e che cerca di ripartire soprattutto grazie agli aiuti provenienti dal Piano Marshall.

Un uomo cammina solo per le strade della città. Una nota di tristezza vela il suo sguardo e i suoi atteggiamenti, il modo in cui muove il corpo, tradiscono un profonda insoddisfazione. È un giovane artista che dopo gli inizi figurativi, ha cominciato a dipingere opere astratto-geometriche che non hanno riscosso il favore della critica ma che comunque lo hanno portato a esporre prima a Parigi e poi a Kansas City, dove si è recato grazie alla vittoria di una borsa di studio.

Negli Stati Uniti è entrato in contatto con alcuni di quegli artisti e con quei movimenti che hanno fatto sì che New York prendesse il posto di Parigi assumendo il ruolo di primo piano nel panorama culturale mondiale. Sto parlando di Robert RauschenbergOldenburgTwomblyJackson Pollock e Yves Klein.

Sono stati forse questi incontri che hanno fatto nascere in lui la convinzione che in arte non ci sia più niente di nuovo da fare e così è caduto in una crisi profonda e ormai sono due anni che non tocca più una tela.

Ora girovaga per le strade della capitale che si sta risvegliando alle prime luci del sole. Per quanto abbia abbandonato la pittura, l’arte rimane sempre nei suoi pensieri forse anche perché Roma, da questo punto di vista, è una città in pieno fermento. Vi vivono celebrità del calibro di Renato Guttuso e Giorgio De Chirico, un rappresentante del nuovo ma comunque già affermato come Alberto Burri, e poi ci sono i giovani ribelli nati e formatisi col Gruppo Forma 1 che, anche se il gruppo è ormai sciolto, portano avanti ognuno la propria riceDecollage di Mimmo rotellarca con discreto successo. Se è vero che il primo amore non si scorda mai, come si fa a non pensare all’arte in un clima del genere e in una città come Roma che di arte, antica e moderna, è pregna fino all’ultima via?

I segni del disastro sono ancora ben visibili per le strade, Domenico, questo è il nome dell’ex-artista, nota il contrasto tra le rovine e le ferite ancora lacerate sulla pelle della città e il nuovo che avanza. Roma sta crescendo, cantieri sono aperti in ogni angolo, la popolazione è in aumento e nell’aria si respira un clima di speranza e di fiducia verso l’opera di ricostruzione. Roma è soprattutto una città innamorata dell’America e che dall’America sta importando il Boom economico. Con lui i iniziano ad arrivare i primi simboli del consumismo, dalle automobili sempre più diffuse, alle lavatrici, ai frigoriferi e soprattutto ai televisori grazie ai quali le immagini irrompono nelle case degli italiani. Sono sempre immagini quelle che interrompono qua e là il grigiore della città: i muri la sera prima vuoti, sporchi e tristi, il mattino si riempiono di luce e colori grazie ai cartelloni pubblicitari che del nuovo in arrivo sono ciò che c’è di più rappresentativo.

Mimmo, così lo chiamano gli amici, è attratto da questi manifesti, da quelle figure e quegli slogan che ipnotizzano l’occhio e lo attirano a sé. Sente e intuisce che hanno una forza comunicativa eccezionale, che sono il simbolo dei desideri, delle aspettative e di tutto ciò che in quegli anni si vuole essere e avere: lasciarsi alle spalle i ricordi della guerra per costruire una vita leggera e spensierata, piena di colori e sorrisi, in cui a tutti è permesso di sognare e di sperare in un futuro migliore. Rappresentano il sogno americano che si è fatto concreto ed è sbarcato in Italia.

Mimmo RotellaÈ un’illuminazione Zen: si avvicina al muro afferra un angolo del manifesto e lo solleva. Poi si accorge che altre persone erano ferme con lui a guardare quei quadri appesi alle pareti della città. Forse è meglio tornare di sera, non c’è fretta, ormai un nuovo linguaggio artistico è nato nella sua testa.

È questa, più o meno, la genesi della tecnica del décollage, e l’inizio del percorso artistico di Mimmo Rotella, uno dei più importanti artisti italiani del dopoguerra. Un percorso artistico descritto a ritroso da Germano Celant nella mostra “Mimmo Rotella. Décollages e retro d’affiches” allestita in questi giorni a Palazzo Reale di Milano.

Sono presenti opere che vanno dal 1953 al 1964 e che toccano quindi tutti i suoi modi di lavorare e modulare i poster strappati dai muri urbani. All’inizio è interessato all’aspetto materico del cartellone e alla forma che esso assume al contatto con la tela grezza (forse influenzato dall’opera degli informali europei Fautrier e Dubuffet e dallo stesso Burri). Nasce in questo periodo l’altra tecnica che lo caratterizzerà, il retro d’affiches, con la quale l’artista include nell’opera elementi esterni come tracce di ruggine, pezzi di intonaco, colle e muffe trascinati via e rimasti impigliati nella parte retrostante del manifesto.Mimmo Rotella Marilyn Monroe

Altra sperimentazione è la costruzione di un immaginario astratto: i manifesti strappati vengono ritagliati, assemblati e accostati sulla tela, per poi essere lacerati una seconda volta con un raschietto o un pennello.

Verso la fine degli anni cinquanta infine, il suo linguaggio viene influenzato dall’iconografia pubblicitaria e nelle sue opere cominciano a comparire personaggi e oggetti creati ad hoc dal mondo delle sponsorizzazioni. Le sue opere assumono sempre più un carattere iconico e in un periodo in cui cinecittà è in pieno sviluppo, le star del cinema iniziano a entrare nei sui dipinti e il dettaglio figurativo diventa sempre più importante. Ma a questo punto ci stiamo avvicinando agli anni ’60 e l’influenza della Pop Art americana è ormai sempre più forte.

 

 

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