Frida Kalho e Diego Rivera: due grandi artisti messicani a confronto al Palazzo Ducale di Genova

Nicola Stoia
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Frida Kaholo e Diego Rivera a Palazzo Ducale di GenovaHa aperto le porte al pubblico la mostra “Frida Kahlo e Diego Rivera” al Palazzo Ducale di Genova in un salone gremito di persone alle quali il sindaco Marco doria, il presidente di Palazzo Ducale-Fondazione per la cultura Luca Borzani e l’ambasciatore messicano S.E Ruiz Cabanas Izquerdo hanno dedicato le consuete parole di circostanza. Nulla da rilevare di particolare interesse nei loro discorsi quindi direi di passare direttamente al giudizio su una mostra che viene presentata come una delle più belle mai allestite sui due artisti messicani.

Partiamo proprio dai due protagonisti, Frida Kalho e Diego Rivera, una coppia di opposti, che ha vissuto una passionale storia d’amore e ha concepito due modi diversi di vedere e servirsi dell’arte. Allieva del secondo, più anziano di lei di vent’anni, Frida, pur influenzata almeno nei primi passi della sua carriera artistica da Diego, ha creato uno stile e un mondo pittorico che gli appartiene. Sono considerati oggi i maggiori artisti messicani di tutti i tempi e la mostra a Palazzo Ducale presenta un bel confronto-scontro tra due personalità parallele ma tanto diverse. Chi dei due è più grande, chi vince la sfida?

Cominciamo dall’inizio, da quel 1910 anno della rivoluzione di popolo messicana: i contadini stanchi delle continue vessazioni subite, affrontano e costringono alla resa le milizie dei Frida Kaholo e Diego Rivera a Palazzo Ducale di Genovagrandi proprietari terrieri. Città del Messico diventa in quegli anni il centro del mondo e Diego Rivera diventa l’esponente di spicco del movimento dei muralisti formato da quegli artisti, come José Clemente Orozco e David Alfaro Siqueiros, legati all’ideale politico comunista che si rifiutavano di chiudere le loro opere dentro i musei e dipingevano i muri dei palazzi pubblici affinché tutti, persino i contadini più poveri, potessero usufruirne.

Sia Diego che Frida si rimpossessano nei loro dipinti di quelle radici indigene della messicanità che erano da sempre state messe da parte dall’oligarchia prerivoluzionaria che si vantava di avere origini europee e nascondeva le sue reali radici meticce.

Ma, mentre in questi anni di tumulto e di profondo cambiamento sociale, Diego Rivera diventa il pittore ufficiale del Partito Comunista e si dedica a un’arte fondamentalmente politicizzata, Frida Kahlo continua a ritrarre se stessa, il suo dolore e il suo lottare e sconfiggere la morte ogni giorno. La sua arte è uno strumento di liberazione Frida Kahlopersonale che le consente di esprimere se stessa e la sua sofferenza. Anzi la pittura diventa l’unico modo per lenire il suo dolore sia fisico che morale. È proprio questo tipo di pittura intimista, che si guarda dentro, che ha fatto sì che oggi la fama di Frida superasse quella del sua maestro e amante Diego. Mentre infatti la pittura di Rivera è legata a un momento storico ben preciso e a degli ideali politici che oggi possono sembrare tanto lontani, la pittura della Kahlo ha saputo attraversare gli anni e rimanere sempre attuale, anzi farsi sempre più attuale. Oggi molte donne, ma anche molti uomini, si possono rivedere nei quadri dell’artista messicana, sentire ciò che lei provava, immedesimarsi nelle sue sofferenze e nelle sue passioni. Seppur eccezionali, le opere di Rivera parlano di un tempo che non esiste più e nel quale in pochi possono ancora immedesimarsi.

La sfida da questo punto di vista è vinta quindi dall’allieva e prova ne è che anche sul titolo e su tutta la comunicazione della mostra il nome di Frida Kahlo è messo più in evidenza rispetto a quello di Diego Rivera, nonostante forse, per quantità di opere esposte, sia lui il vero protagonista dell’esposizione. Ma Frida è entrata ormai nel cuore degli amanti dell’arte di tutto il mondo più di quanto sia stato capace di fare Diego e il suo ultimo grido di amore “Viva la vida!” è il messaggio che passa attraverso le sue opere e che per questo ce le fa tanto amare.

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