Salvatore Scarpitta, il “vero” Barone Rampante

Salvatore ScarpittaNon è certo da poco tempo che giro per musei, visito mostre, leggo e studio libri sull’argomento, insomma che mi interesso di arte, eppure non posso far altro che ammettere la mia piccolezza e chinare la testa davanti a un mondo tanto vasto. Nel giro di qualche giorno, per una serie di coincidenze, mi sono imbattuto più volte in un artista di cui non avevo mai sentito parlare prima ma che, come ho poi verificato, possiede una certa importanza nel panorama storico-artistico del dopoguerra: Salvatore Scarpitta.

Se il nome dice poco anche a te che stai leggendo, questo un po’ mi consola, ma non mi giustifica. Capisco non conoscere uno dei tanti nomi di artisti contemporanei che si affacciano ora nel mondo dell’arte, ma non aver mai sentito parlare di Salvatore Scarpitta è un fatto per me abbastanza grave.
Il primo incontro è avvenuto leggendo la biografia di Piero Manzoni scritta da Flaminio Gualdoni in cui era citato tra gli artisti all’avanguardia che esponevano a Milano alla fine degli anni ’50. Qualche giorno dopo alla GAM di Torino nell’ultima sala del percorso espositivo mi sono trovato di fronte a due sue opere. Due settimane fa a Basilea è successa la stessa cosa: una galleria ha portato una sua opera. E sto parlando di Art Basel, la fiera più importante al mondo per quanto riguarda l’arte contemporanea. Ho chiamato un amico gallerista e quando ho chiesto notizie su Scarpitta sono arrivati immediatamente elogi sulla sua grandezza (il che mi ha fatto sentire ancora più ignorante) e sulle sue quotazioni ormai importanti: “Raggiunge anche più di 100.000 €, d’altronde c’è dietro il mercato americano.” Come posso non averne mai sentito parlare fino ad oggi?

Salvatore Scarpitta AutoUltimo incontro, che poi mi ha spinto a scrivere questo post, è stato alla mostra su Mimmo Rotella a Palazzo Reale di Milano. Anche qui è esposta una sua opera.

Ovviamente già dopo il primo incontro ho fatto ricerche e mi sono informato sul suo conto. Ho trovato di tutto, dalla pagina di Wikipedia, a spiegazioni sul suo modo originale di fare e intendere arte, a notizie su sue retrospettive anche in Italia e su gallerie americane che vendono le sue opere. Senza nulla togliere al valore del suo lavoro che è innegabile, la cosa che più mi ha stupito e che non mi farà più dimenticare il suo nome è un aneddoto della sua infanzia che cercherò di raccontarvi brevemente.

Il Barone Rampante: una storia vera diventata romanzo

Figlio di un emigrato siciliano e di una attrice russa, Salvatore trascorre la sua infanzia in California, a Hollywood. Una tranquilla mattina d’estate, aveva 11 anni all’epoca, Salvatore si rifiutò di aiutare il genitore nelle faccende domestiche e per sfuggire all’ira paterna e a qualche scappellotto, si arrampicò sul grande albero del pepe che si ergeva nella proprietà di famiglia. A quel punto, vista l’inevitabilità della situazione, il padre si allontanò convinto che il figlio prima o poi sarebbe sceso e che allora si sarebbero fatti i conti. Molto probabilmente questo è quello che sarebbe successo se un vicino di casa, peraltro anche giornalista di un quotidiano locale, non fosse passato nei paraggi in quel momento e, vedendo il ragazzo sull’albero, non gli avesse chiesto cosa stesse facendo. “Voglio battere il primato di permanenza sugli alberi!” fu la risposta decisa di Salvatore. In men che non si dica il vicino corse in redazione a pubblicare la notizia, che, vuoi per la curiosità del caso, vuoi per la mancanza di eventi davvero interessanti in quei giorni, fu ripresa subito da altri quotidiani e si diffuse per tutta la California.

Salvatore Scarpitta e i fratelli HunterUna volta data la parola e compiuto il misfatto, Salvatore non poté più tirarsi indietro. Aiutato dalla sorella, dal fratello e dagli amici che gli passavano cibo e acqua e i materiali per costruire una piccola piattaforma su cui dormire, il ragazzo si preparò a superare il precedente record di 156 ore.
In poco tempo divenne una celebrità e nei giorni che seguirono amici, conoscenti, curiosi e persino personalità dello spettacolo fecero capolino sotto l’albero per vedere con i loro occhi il “Sal the sitter” com’era stato nominato. Fra questi anche i fratelli Hunter, detentori del primato mondiale di permanenza in volo, che vollero scattare una fotografia con il nostro piccolo eroe.

Finalmente dopo ben 602 ore e 40 minuti, a record più che battuto, Salvatore si decise a rimettere piede a terra e, oltre al piccolo bagno di folla, ricevette da una ricca ereditiera una certa somma di denaro che negli anni che seguirono utilizzò per andare a studiare in Italia ove rimase fino al 1958.

Negli anni del dopoguerra era solito frequentare i caffé romani, nei quali artisti e letterati si incontravano passando il tempo a discutere d’arte e a raccontarsi aneddoti. Ovviamente uno dei più gettonati non poteva che essere l’avventura di Salvatore che veniva spesso incitato a raccontare. Un giorno seduto ai tavoli del bar c’era anche Italo Calvino… Sette anni dopo esce Il Barone Rampante.

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